Tunisia: rifiutate 66 candidature

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 13:22 in Africa Tunisia

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La commissione elettorale tunisina, il 13 agosto, ha respinto 66 domande di candidatura per le prossime elezioni presidenziali, su un totale di 97.

Tali elezioni sono previste per il prossimo 15 settembre. Le liste sono state aperte il 2 agosto scorso ed i candidati hanno avuto tempo fino al 9 per presentare la propria candidatura ed i relativi fascicoli. Inizialmente, la commissione aveva predetto che entro il 14 agosto sarebbe riuscita a valutare i candidati e la loro adempienza ai requisiti richiesti. Il prossimo passo sarà presentare la lista finale dei candidati, entro il 31 agosto.

Tra le domande che sono state presentate e accettate vi è quella del primo ministro tunisino, Youssef Chahed, il quale ha dichiarato che non si dimetterà dal governo. “Chiunque voglia che io mi dimetta, desidera rinviare le elezioni. Le mie dimissioni equivalgono a dimissioni del governo, e ciò rappresenta una fuga dalle responsabilità” sono state le parole di Chahed.

Un altro candidato di interesse nazionale è il vice-presidente del maggiore partito politico tunisino, Ennahdha, Abdel Fattah Mourou. Quest’ultimo ha dichiarato che lo scopo della propria candidatura è mettersi a servizio della nazione. Mourou è noto per le sue posizioni moderate all’interno del movimento Ennahdha, di ispirazione islamica. Tuttavia, si tratta della prima volta in cui tale partito propone un proprio candidato sin dalla transizione politica tunisina, avvenuta con la rivoluzione del 2011.

Al momento, Mourou è presidente in parlamento, dopo che l’ex presidente parlamentare, Mohamed Ennaceur, è stato eletto capo di Stato ad interim, lo scorso 25 luglio. Il candidato ha a lungo richiesto riforme per il proprio partito, con l’obiettivo di renderlo più aperto e prendere le distanze dalla Fratellanza Musulmana. Tuttavia, alcuni critici hanno visto in Mourou una doppia personalità, contraddittoria in merito al ruolo dell’Islam nella società.

La lista dei candidati al “trono di Cartagine” comprende anche altre personalità politiche, tra cui il ministro della Difesa, Abdel Karim Al-Zubeidi, per Nidaa Tounes, considerato un candidato “di spicco”. Un altro nome è quello di un uomo d’affari, noto anche nel mondo dei media e della pubblicità, Nabil Karoui. Quest’ultimo si è fatto promotore, per le prossime elezioni, di slogan in difesa dei più poveri, sebbene la magistratura lo abbia accusato di riciclaggio di denaro.

I candidati alla presidenza, per vincere, dovranno ottenere la maggioranza assoluta dei voti nel primo turno delle elezioni e, in caso contrario, sarà indetto un secondo round tra i 2 contendenti arrivati al primo e secondo posto.  La campagna elettorale è stata fissata dal 2 al 13 settembre e, dopo il giorno di silenzio elettorale, gli elettori andranno alle urne il 15 settembre. Si prevede che i risultati preliminari delle elezioni saranno annunciati il 17 settembre, secondo il programma elettorale annunciato dal capo della Commissione elettorale, Nabil Baffoun.

Il presidente in Tunisia ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro. Quest’ultimo viene scelto dal parlamento ed ha autorità sulle questioni interne. Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. Dopo la morte improvvisa di Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato le nuove elezioni presidenziali, le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione.

La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. Tuttavia, tale transizione è stata frenata da problemi economici che hanno causato diverse proteste. Lo scorso 7 gennaio, i cittadini tunisini sono scesi in piazza in almeno dieci città per manifestare contro le misure di austerity, che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, imposte dal governo tunisino per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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