Siria: raid aerei russi contro Khan Shaykhun, 3 civili morti

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 17:46 in Medio Oriente Siria

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Raid provenienti da aerei russi hanno attaccato, nelle prime ore del 13 agosto, Khan Shaykhun, la più grande città della periferia meridionale di Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria. 3 civili sono morti ed altri feriti.

In particolare, gli aerei russi hanno colpito alcune famiglie, mentre facevano ritorno nella aree di sfollamento, dopo essere state in città per prendere alcuni loro averi. Secondo un’agenzia di stampa dell’opposizione, Khan Shaykhun è oramai quasi deserta, dopo essere stata colpita da diversi bombardamenti e attacchi missilistici negli ultimi mesi, ad opera del regime siriano e del proprio alleato russo. A tal proposito, è stato sottolineato come le forze del regime abbiano sferrato attacchi anche contro altre città poste ad Est e Ovest di Khan Shaykhun, con lo scopo di circondarla e prenderne man mano il controllo.

Dall’altro lato, le forze armate di opposizione hanno trasmesso immagini che mostrano l’uccisione di un gruppo di membri dichiaratisi appartenenti o sostenuti da Hezbollah, dopo aver lanciato un missile in direzione di Idlib. Inoltre, un corrispondente di Al-Jazeera ha altresì rivelato che un carro armato appartenente al regime siriano e un’auto che trasportava membri di Hezbollah e di fazioni da questo sostenute, sono stati distrutti dopo essere stati colpiti con missili, diretti anche in questo caso verso Idlib.

A detta del corrispondente, l’opposizione siriana sembra intenzionata a non perdere aree strategiche nella periferia settentrionale di Hama, roccaforti della rivoluzione siriana. Queste sono sempre più minacciate da un possibile assedio delle forze del regime e dei propri alleati, che stanno avanzando su due assi, Hobait a Ovest e Sukayk a Est. È stato altresì sottolineato che gli scontri tra l’opposizione e le forze del regime nelle aree rurali di Idlib non si sono placati. Le forze del regime sono sostenute dai militanti di Hezbollah e da forze fedeli all’Iran, oltre a beneficiare della copertura aerea russa. Dall’altro lato, le fazioni dell’opposizione hanno formato una solida linea di combattimento per difendere le proprie aree, che si estende dalle aree rurali ad Ovest di Hama, fino alle città di khan Shaykhun e Al-Tamanah.

Lo scorso 11 agosto, l’esercito siriano ha riconquistato al-Hobeit, cittadina di importanza strategica nella provincia settentrionale di Idlib, nell’ultimo enclave rimasto in mano ai ribelli, nonché ingresso alle campagne meridionali di Idlib. Tale cittadine conduce sia verso la principale autostrada Damasco-Aleppo sia verso la città di Khan Shaykhun. Inoltre, il 7 agosto, le forze del regime hanno altresì preso il controllo di due villaggi, Al-Arbaeen e Zakat, della periferia di Hama, che rappresenta il primo fronte di difesa del governatorato di Idlib.  A tal proposito, il presidente siriano, Bashar Al-Assad, si è detto determinato a riprendersi ogni centimetro della Siria.

Il piano di Assad rompe la tregua stabilita precedentemente, il 1 agosto scorso, e quanto discusso durante la 13esima sessione dei colloqui di Astana, tenutisi il 1 e 2 agosto. Si tratta di colloqui sulla Siria che vedono Russia, Turchia e Iran come Paesi garanti. Questi ultimi hanno raggiunto un accordo per prendere delle “misure operative”, volte alla salvaguardia dei civili e delle forze militari, posti sia dentro sia fuori l’area di de-escalation di Idlib.

Secondo quanto rivelato anche dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gli aerei siriani hanno cominciato a lanciare raid e barili esplosivi in diverse aree di Idlib e nei propri dintorni sin dal primo pomeriggio del 5 agosto. La prima città ad essere colpita era stata Khan Shaykhun, nel Sud del governatorato di Idlib.

Le offensive sono riprese dopo che comandanti dell’esercito siriano hanno accusato i “gruppi terroristici armati sostenuti dalla Turchia” di non aver rispettato il cessate il fuoco, perpetrando diversi attacchi contro i civili delle aree di sicurezza. Anche la Russia ha affermato di aver ripreso i propri attacchi in quanto la tregua era subordinata all’impegno, da parte di Ankara, del rispetto dell’accordo di Sochi e ciò non si è verificato.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

A detta dell’Osservatorio siriano, il regime e la Russia hanno condotto circa 65.000 attacchi aerei e terrestri nei tre mesi della loro violenta campagna nell’area di de-escalation di Idlib. 39 attacchi sono stati condotti contro strutture sanitarie e personale medico, cui si aggiunge il danneggiamento di almeno 50 scuole. Save the Children ha, poi, aggiunto che il bilancio dei bambini uccisi ad Idlib nelle ultime 4 settimane supera il numero totale relativo al 2018. Si parla di almeno 33 bambini morti dal 24 giugno, mentre in tutto il 2018 il numero arriva a 31.

Inoltre, l’organizzazione siriana Humanitarian Response, ha rivelato che circa 40 tra città e villaggi sono stati completamente distrutti nelle periferie di Idlib e Hama.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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