Russia, Cremlino: “Le proteste di Mosca non segnalano alcuna crisi politica”

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 17:19 in Russia

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In occasione dei suoi primi commenti ufficiali in merito alle manifestazioni in corso nelle ultime settimane a Mosca, il Cremlino ha negato, martedì 13 agosto, che le proteste abbiano creato una crisi politica nel Paese.

Le marce nella capitale russa e in altre città, come San Pietroburgo e Bryansk, sono state definite le più imponenti da 8 anni a questa parte. Solo tra il 2011 e il 2013 si erano viste manifestazioni simili nelle strade del Paese, per contestare sospetti brogli elettorali. Le proteste degli ultimi giorni, che vanno avanti ormai da quattro settimane, chiedono elezioni libere ed eque in vista delle prossime votazioni del Consiglio comunale di Mosca.  In particolare, l’obiettivo è quello di impedire l’esclusione dalla corsa alle cariche di candidati indipendenti dell’opposizione. Durante la manifestazione dell’ultimo weekend, il 10 e l’11 agosto, alcuni cittadini russi hanno marciato con cartelli riportanti slogan come “Dacci il diritto di voto”, oppure “Ci hai mentito abbastanza”, mentre altri hanno sollevato foto di attivisti arrestati nel corso delle precedenti proteste.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riferito ai giornalisti: “Non siamo d’accordo con tutte quelle persone che hanno parlato di crisi politica in Russia”. “Le proteste si verificano in molti Stati del mondo e sono sempre scatenate da motivi specifici”, ha aggiunto il funzionario dell’amministrazione.

The White Counter, un’organizzazione non governativa che segue il numero dei partecipanti ai raduni, ha calcolato che circa 49.900 persone hanno partecipato alle ultime manifestazioni di Mosca. La polizia russa, al momento, avrebbe arrestato più di 2.000 persone coinvolte nelle proteste. Alcuni video, pubblicati su diversi media, mostrano le forze di sicurezza che si lasciano andare ad azioni violente per disperdere la folla. I manifestanti condannano l’uso eccessivo della forza da parte degli agenti preposti al mantenimento dell’ordine, ma Peskov ha commentato che gli interventi sono stati giustificati nella maggior parte dei casi. I singoli avvenimenti in cui saranno riscontrate violenze eccessive verranno invece indagati in profondità, ha assicurato il portavoce.

Il 27 luglio, la polizia russa aveva arrestato oltre mille persone a Mosca in una delle maggiori azioni repressive degli ultimi anni contro l’opposizione. Gli arresti facevano seguito a una protesta in cui i membri dell’opposizione, esortati dal leader Alexei Navalny, al momento in carcere, chiedevano il permesso di candidarsi all’elezione per il sindaco locale, prevista per il prossimo 8 settembre. 

Secondo gli attivisti che si oppongono al Cremlino, quelle dei giorni scorsi sono state marce pacifiche volte a richiedere l’inclusione dei propri candidati alle elezioni del Consiglio comunale di Mosca. Gli attivisti sostengono che la Costituzione nazionale consenta loro di protestare liberamente, tuttavia il governo deve acconsentire a monte autorizzando un luogo e una data per ogni avvenimento e manifestazione in tal senso, cosa che non è avvenuta nelle ultime proteste. Le forze all’opposizione argomentano che più volte le autorità moscovite hanno loro impedito di manifestare nel centro della capitale, non lasciando loro altra scelta se non quella di farlo senza chiedere precedentemente il permesso. Il governo, dal canto suo, ha definito le proteste illegali e il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, alleato del presidente Vladimir Putin, ha avvertito le forze di sicurezza di rispondere con fermezza in caso di “serie provocazioni”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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