La crisi in Kashmir mette a rischio anche l’Afghanistan

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 11:46 in Pakistan USA e Canada

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L’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti, Asad Majeed Khan, ha affermato che Islamabad potrebbe spostare le proprie truppe dalla frontiera afgana al confine con il Kashmir, a seguito della crisi in atto. Tale decisione potrebbe complicare un possibile accordo tra Washington e i talebani. 

In un’intervista, rilasciata il 12 agosto, l’ambasciatore di Islamabad ha sottolineato che le questioni del Kashmir e dell’Afghanistan rimangono separate e che nessuno sta cercando di collegarle. Tuttavia, il Pakistan sperava nel successo dei colloqui americani con i talebani, in modo da alleggerire il peso sui confini del Paese. “Stiamo facendo tutto il possibile e continueremo”, ha riferito Khan.

Tale dichiarazione arriva dopo che, il 9 agosto, l’ambasciatore pakistano in Afghanistan, Zahid Nasrullah Khan, aveva affermato che le tensioni tra India e Pakistan sul Kashmir non influenzeranno il processo di pace in Afghanistan. “Mentre il Pakistan e la comunità internazionale sono concentrati sulla risoluzione del conflitto afgano, l’India ha scelto di destabilizzare la regione”, ha dichiarato Khan ai media afgani a Kabul, aggiungendo che il Kashmir è stato oggetto di dispute per molti anni tra i due Paesi e questo non ha mai avuto niente a che fare con il conflitto in Afghanistan.

La fine dell’autonomia del Kashmir è stata imposta il 5 agosto dopo che, il 2 agosto, le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato contro un pellegrinaggio Hindu nella regione del Kashmir. L’attacco, secondo le autorità, era stato pianificato da alcuni militanti supportati dall’esercito del Pakistan.  Secondo quanto rivelato dall’esercito, il governo di Nuova Delhi aveva ricevuto dall’intelligence del Paese diversi report in cui si evidenziava il rischio di una serie di attacchi presso i sentieri utilizzati da centinaia di pellegrini Hindu che ogni anno si dirigono verso il luogo sacro di Amarnath. Le forze armate avevano, quindi, condotto diverse incursioni, a seguito delle quali hanno recuperato alcuni armamenti che riportavano il marchio di fabbricazione del Pakistan. Tra questi mine, munizioni, esplosivi e armi.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. Oggi, privato della propria autonomia, il Kashmir vive da 9 giorni in una condizione di isolamento dal resto del mondo, dopo l’imposizione di un coprifuoco e del blocco delle reti telefoniche e internet. 

Sul fronte afghano, invece, i colloqui per la definizione di un accordo che consenta all’esercito USA di lasciare l’Afghanistan si sono conclusi lunedì 12 agosto, ma l’intesa sembra ancora lontana. Gli incontri, che si sono svolti in Qatar, si sono basati su due richieste: che i talebani accettino la condivisione del potere con il governo afghano e il rispetto del cessate il fuoco. Il portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che l’ottavo round di incontri si è concluso nelle prime ore del 12 agosto con la promessa che  entrambe le parti avrebbero consultato i loro leader sulle proposte discusse.

Le parti si sono incontrate in Qatar, a partire dal 3 agosto, per l’ottavo round di negoziati sul ritiro statunitense dall’Afghanistan, che potrà avvenire solo a seguito di un accordo tra talebani e governo afghano per la pace. Da parte loro, gli Stati Uniti chiedono che i talebani non trasformino il Paese in un rifugio sicuro per i gruppi jihadisti, tra cui Al Qaeda. L’inviato USA per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad aveva dichiarato che la conclusione di un’intesa “consentirebbe un ritiro delle truppe basato su alcune condizioni”, aggiungendo che “abbiamo compiuto progressi eccellenti”.

Washington avrebbe voluto concludere un accordo di pace entro la fine del mese di agosto, in vista delle elezioni presidenziali in Afghanistan, che si terranno il 28 settembre. In tale contesto, gli Stati Uniti stanno preparando un’ulteriore riduzione del personale militare USA in Afghanistan. Il numero si ridurrebbe dagli attuali 14.000 soldati a circa 9.000. Tale diminuzione risulterebbe gradita ai talebani, che chiedono il ritiro completo di tutte le forze straniere. A seguito del ridimensionamento delle truppe americane i militanti dell’organizzazione jihadista afghana si sono impegnati ad avviare le negoziazioni di un accordo di pace con il governo, al rispetto di una tregua nelle violenze e alla rinuncia ai rapporti con Al-Qaeda. La proposta è il risultato di mesi di colloqui tra i talebani e Zalmay Khalilzad. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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