Iran: possibile rilascio di Grace 1, la petroliera detenuta dal Regno Unito

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 15:00 in Iran UK

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L’autorità portuale e per la navigazione marittima iraniana ha dichiarato, il 13 agosto, che il Regno Unito probabilmente rilascerà la petroliera iraniana Grace 1 molto presto. Si è semplicemente in attesa di alcuni documenti. Tale petroliera è detenuta nelle acque di Gibilterra sin dal 4 luglio scorso.

Tale sequestro è stato alle base delle tensioni tra Iran e Regno Unito. La petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere motivazioni ragionevoli per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Il 13 agosto è stato dichiarato che presto la petroliera ritornerà ad essere attiva nelle acque internazionali, sventolando la propria bandiera iraniana. In particolare, il vicedirettore dell’ente iraniano per i porti e la navigazione marittima, Jalal Eslami, ha affermato che la Gran Bretagna ha espresso il desiderio di risolvere la questione relativa alla detenzione della petroliera iraniana, dopo che l’Iran ha mostrato le proprie capacità e la propria forza.

Nello specifico, il riferimento è da far risalire al sequestro della petroliera britannica Stena Impero e di tutto il suo equipaggio, avvenuto nello stretto di Hormuz il 19 luglio scorso. Il motivo della confisca sarebbe la mancata aderenza alle leggi marittime internazionali. La Stena Impero si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita, quando ha improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz.

Eslami ha poi rivelato che i documenti ufficiali e non ufficiali sono stati inviati al Regno Unito e si spera che presto si potrà arrivare ad una risoluzione. Tuttavia, il vicedirettore ritiene che Grace 1 sia stata detenuta per motivazioni errate e ostili ma l’Iran si è immediatamente adoperato per liberarla.

Circa, invece, il destino della petroliera britannica, un funzionario iraniano ha dichiarato che il rilascio è soggetto a decisioni della magistratura, in conformità con le politiche della suprema repubblica islamica. Tuttavia, il Regno Unito e gli Stati Uniti sono stati accusati di aver creato un clima politico particolare nel Golfo, dopo la confisca di Stena Impero. Nello specifico, i due Paesi hanno invitato altri Stati a livello internazionale ad aderire ad accordi in materia di sicurezza e ad inviare navi di scorta nel Golfo. Tale piano, a detta del funzionario, è, però, fallito, in quanto ha visto la sola partecipazione di Londra, Washington e Israele. Inoltre, è stato sottolineato che le forze iraniane sono già attive per garantire la sicurezza del Golfo e del Mar Rosso e ciò avverrà anche in futuro.

Da parte sua, anche Gibilterra si è detta aperta a favorire una de-escalation della questione relativa a Grace 1. L’ordine di detenzione, vigente al momento, scadrà il prossimo 17 agosto. Poi sarà il tribunale a deciderne il destino. 

La regione del Golfo e lo stretto di Hormuz rappresentano un punto di passaggio principale per il trasporto di petrolio. Gli eventi legati a tali aree si inseriscono in un quadro di tensioni crescenti tra l’Iran ed altri Paesi del mondo occidentale, Stati Uniti in primis. Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, aveva annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo. In risposta, l’Iran ha cominciato a violare le disposizioni dell’accordo nucleare e ha iniziato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati nel 2015.

Tra le ultime mosse, Washington ha promosso la creazione di una “missione navale” nel Golfo, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’area e soprattutto dello Stretto di Hormuz. Per gli USA, tale coalizione rappresenterà altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica. Sia il Regno Unito che Israele hanno reso noto la loro partecipazione. A tal proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha, invece, sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, l’Iran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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