Algeria: centinaia di studenti in piazza

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 20:14 in Africa Algeria

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Centinaia di studenti algerini hanno manifestato, martedì 13 agosto, per la 25esima settimana consecutiva, nonostante le vacanze universitarie e un maggiore dispiegamento delle forze di polizia. Il popolo algerino continua a chiedere, instancabilmente, democrazia e un cambio di regime.

Sebbene le vacanze estive abbiano reso la folla meno folta, gli studenti algerini sono scesi in piazza per continuare a fare pressione sulle autorità del Paese. Tra le richieste avanzate, le dimissioni di tutti gli attori del “regime”, al potere sin dall’indipendenza del Paese, nel 1962. Gli studenti hanno poi negato le dichiarazioni del capo di Stato maggiore dell’esercito algerino, il tenente generale Ahmed Gaid Salah, che ha recentemente affermato che le “richieste fondamentali” del movimento di protesta sono state completamente soddisfatte.

Gli studenti hanno marciato per le strade della capitale algerina, accanto a professori e cittadini. Tra gli slogan più comuni: “Rilasciate i detenuti”, “L’Algeria è libera e democratica” e “Il popolo vuole l’indipendenza”. I manifestanti hanno poi gridato: “No ai militari al potere!” e “Sì a uno Stato civile, no uno Stato militare”.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Inoltre, il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, il 25 luglio scorso, ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali. Tale gruppo per il dialogo e la mediazione è guidato da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed include altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date.

I manifestanti hanno, ancora una volta, respinto Younes e l’intera commissione, evidenziando altresì una disobbedienza civile ed esprimendo il desiderio di uno stato civile e non militare. In particolare, il movimento di protesta si rifiuta di partecipare alle elezioni presidenziali fino a quando alti funzionari dell’entourage della presidenza Bouteflika, come il presidente ad interim ed il generale Salah, saranno al potere.

Una studentessa di 22 anni ha affermato: “Dobbiamo continuare la lotta fino alla fine, fino a quando l’Algeria non sarà veramente libera e democratica”. Un’altra studentessa di 19 anni si è detta determinata a manifestare fino a quando non vi sarà una vera indipendenza e fino a quando non si raggiungerà la libertà di espressione e la giustizia. Un ragazzo di 22 anni, studente all’università di Algeri, ha confermato che le proteste continueranno fino a quando le richieste non verranno soddisfatte.

Le elezioni sono tra i motivi di base delle tensioni in Algeria. Queste erano previste inizialmente per il 4 luglio ma, al momento, non è stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese Nord-africano.

Lo scorso 7 agosto, si è tenuto il primo incontro della commissione per il dialogo e la mediazione con alcuni rappresentanti del movimento popolare. Durante tale evento è stata sottolineata la necessità di organizzare elezioni presidenziali nel breve tempo, senza la necessità di una fase di transizione, che si è rivelata inefficace durante gli anni ’90. Inoltre, tali elezioni dovrebbero altresì vedere la presenza di un’entità indipendente con mansioni organizzative e di monitoraggio.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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