Yemen e Libia: due conflitti dai tratti simili

Pubblicato il 12 agosto 2019 alle 18:03 in Libia Yemen

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Il vice presidente del cosiddetto Consiglio di transizione meridionale in Yemen, Hani Bin Brek, si è offerto di aiutare il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, per giungere ad una risoluzione dell’attuale conflitto in Libia.

In particolare, Hani Bin Brek, che lo scorso 10 agosto è riuscito, con le proprie forze, a prendere il controllo di Aden, città nel Sud dello Yemen e sede provvisoria del governo, si è espresso attraverso il proprio account Twitter. Il vice presidente si è detto speranzoso di una risoluzione della situazione conflittuale che caratterizza la Libia, soprattutto in questi giorni “di grazia”. Si tratterebbe, a detta di Bin Brek, di uno scontro contro milizie terroristiche, sostenute dal Qatar e dalla Turchia e nascoste nella capitale Tripoli. Pertanto, il vice presidente yemenita è pronto a prestare il proprio sostegno ai fratelli libici, offrendo le proprie competenze e la propria esperienza. Ciò, alla luce del fatto che si tratta di avversari simili, ovvero milizie che si mascherano sotto una presunta legittimità. “Diverso il luogo ma stesso sostenitore” sono state le parole di Bin Brek.

Ciò che accomuna Hani Bin Brek e Haftar è la lotta contro due governi definiti legittimi e riconosciuti a livello internazionale e dalle Nazioni Unite. In Yemen, il Consiglio di transizione meridionale si oppone al governo centrale yemenita, presieduto da Rabbo Mansour Hadi. Dall’altro lato, Haftar sta conducendo una battaglia contro il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato da Fayez al-Serraj.

Un altro fattore che rende i due conflitti simili è la stretta relazione che entrambi i Paesi intrattengono con gli Emirati Arabi Uniti (UAE). Per la Libia, Abu Dhabi sostiene le forze dell’LNA sul piano economico e militare. Gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito aiuti militari ad Haftar negli ultimi 4 anni, in quasi tutte le sue guerre a Bengasi, Derna e nella regione meridionale della Libia, e lo stanno attualmente supportando nella sua guerra nell’Ovest della Libia. A tal proposito, il 28 giugno scorso, il governo di Tripoli ha annunciato di aver trovato missili americani fabbricati dall’esercito degli EAU nei campi di Haftar a Gharyan, ma Abu Dhabi ha negato qualsiasi relazione.

A loro volta, gli UAE sostengono altresì i separatisti in Yemen, sebbene facciano parte della coalizione a guida saudita che, invece, supporta il governo di Hadi. In tale quadro, lo scorso 11 agosto, tale coalizione è entrata in campo per provare a disinnescare le tensioni ad Aden.

Secondo l’organizzazione SAM for Rights & Liberties, Hani Bin Brek è stato coinvolto nella pianificazione di omicidi per motivi politici di circa 120 cittadini, nel periodo dal 2015 al 2018, inclusi personalità del mondo sociale, predicatori e ufficiali fedeli alla legittima autorità di Aden e di altre città.

Hani Bin Brek è noto per il suo stretto legame con gli Emirati e la sua partecipazione al movimento del madkhalismo. Si tratta di una corrente del movimento salafita, che ha avuto origine in Arabia Saudita nei primi anni ’90. Tale corrente è ultraconservatrice ed è stata fondata da uno sceicco saudita, Rabi al-Madkhali, che fu invitato in Libia da Muammar Gheddafi per contrastare i jihadisti e i Fratelli Musulmani. I membri di tale movimento si caratterizzano per il loro disprezzo verso la democrazia e le tradizioni occidentali, sono contrari alle elezioni e vogliono il mantenimento dello status quo. Spesso vengono favoriti da dittatori proprio per la loro difesa e piena lealtà verso il potere ed i relativi governanti ed il contrasto ai trasgressori, anche di correnti islamiche.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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