Venezuela, Guaido: “Maduro vuole sciogliere il Parlamento e organizzare elezioni illegali”

Pubblicato il 12 agosto 2019 alle 15:51 in America Latina Venezuela

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In Venezuela, il leader dell’opposizione Juan Guaido ha riferito che il governo dell’attuale presidente, Nicolas Maduro, si starebbe preparando a sciogliere l’assemblea legislativa e a convocare nuove elezioni parlamentari, scatenando un potenziale inasprimento della crisi politica del Paese.

Guaido, che è a capo del Congresso, guidato dall’opposizione, ha specificato che tale proposta verrà discussa in seno all’Assemblea Costituente, l’organo legislativo parallelo controllato dal Partito Socialista e detentore, di fatto, di tutti i poteri. “Domani intendono sciogliere il parlamento, convocare illegalmente le elezioni parlamentari o persino iniziare persecuzioni di massa contro i legislatori”, ha affermato Guaido con un video pubblicato domenica 11 luglio su Twitter.”Se fanno quello che intendono fare domani, il risultato sarà una fase di intensificato conflitto”, ha aggiunto.

Il provvedimento di Maduro potrebbe portare all’arresto di numerosi parlamentari, secondo quanto dichiarato da Guaido. La mossa, inoltre, inasprisce le già tesissime relazioni tra il governo venezuelano e gli alleati all’opposizione, dopo che il presidente ha annunciato il ritiro della sua delegazione dal processo di dialogo sponsorizzato dalla Norvegia, giovedì 8 agosto. I colloqui erano stati fissati per l’8 e il 9 agosto ma Maduro ha deciso all’ultimo momento di non inviare i suoi delegati, come risposta alle sanzioni annunciate dall’amministrazione Trump per congelare i beni del governo venezuelano negli Stati Uniti. I colloqui tra il governo di Maduro e l’opposizione erano iniziati a Oslo con la mediazione della Norvegia e a luglio era stato annunciato che sarebbero proseguiti alle Barbados, dove erano stati previsti incontri settimanali per trovare soluzioni pacifiche alla crisi politica ed economica. La posizione USA, invece, che nel corso di un vertice del Gruppo di Lima martedì 6 giugno in Perù, era stata confermata da John Bolton, è contraria a ogni negoziato. “Il momento di agire è arrivato, non è necessario rischiare interessi commerciali con un regime morente”, ha dichiarato Bolton. Tuttavia, la decisione statunitense di congelare i beni del governo di Caracas in territorio nordamericano e di sanzionare i Paesi terzi che commercino con il governo di Maduro è stata criticata sia dall’UE sia da Mosca, la quale  ha condannato le sanzioni e ribadito che continuerà a sostenere “l’unico presidente legittimo del Venezuela, Nicolás Maduro”.

La crisi nel Paese va avanti da gennaio, quando Juan Guaido è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Il 23 gennaio, l’opposizione venezuelana ha tentato un colpo di stato e Guaido si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Altri tentativi di golpe si sono susseguiti, ma senza successo. Questa azione è stata appoggiata da un totale di 54 Paesi, in primis dagli Stati Uniti. Maduro, che rimane saldamente presidente del Paese, è sostenuto invece da diversi paesi tra cui spiccano Russia, Cuba, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Bolivia, Iran, Siria e Nicaragua.

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Chiara Gentili

di Redazione

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