Siria: l’ISIS minaccia nuovi attentati

Pubblicato il 12 agosto 2019 alle 13:27 in Medio Oriente Siria

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Lo Stato Islamico ha trasmesso un video, lo scorso 11 agosto, in cui ha dichiarato di voler sferrare nuovi attacchi in Siria, sia contro la coalizione a guida statunitense sia contro gli alleati curdi.

Il video è stato trasmesso su un canale della coalizione dall’applicazione Telegram. Si tratta del secondo videomessaggio sin dalla sua sconfitta in Siria, risalente al mese di marzo scorso. In tale video, il gruppo terroristico si rivolge ai sostenitori di Raqqa, Damasco, Idlib e Aleppo, affermando che la fiamma della battaglia è stata accesa e lo scontro si intensificherà sempre di più. Inoltre, lo Stato Islamico accusa i Paesi della coalizione di aver attratto i suoi avversari, inclusi i curdi, gettandoli tra le fiamme di una feroce guerra che non li vedrà né vincitori né vinti. Tuttavia, a detta dell’ISIS, il sangue dei propri martiri “non sarà invano”.

Il video, della durata di 10 minuti, mostra, inoltre, scene di decapitazioni ed esecuzioni di persone, presentate come combattenti curdi rapiti da estremisti, ed include filmati tratti da report televisivi e testimonianze che confermano che il gruppo non è stato sconfitto ed è ancora presente in Siria. Tra le immagini, ve ne è anche una del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mentre mostra una cartina con le aree precedentemente nelle mani dell’ISIS, utilizzata per sottolineare la vittoria sul califfato.

Negli ultimi mesi, il gruppo terroristico ha lanciato una serie di attacchi contro le forze curde, in particolare nelle ex roccaforti nella Siria settentrionale e Nord-orientale. L’ultimo attacco dell’ISIS risale al 7 agosto scorso, quando 5 persone, tra cui 3 bambini, sono state uccise a causa dell’esplosione di un’autobomba ad Al-Qahtaniyah, nella provincia siriana di al-Hasakah, situata nel Nord-Est della Siria e controllata dai curdi.

Tra gli attentati degli ultimi mesi, il 13 giugno scorso, una serie di esplosioni nell’ex capitale dello Stato Islamico, Raqqa, situata nel Nord della Siria, ha causato diverse vittime, di cui 2 membri delle milizie curde delle Syrian Democratic Forces (SDF). Un altro attacco rivendicato dall’ISIS in Siria era avvenuto il 20 aprile 2019, quando i militanti dello Stato islamico hanno ucciso 20 soldati siriani, ferendone altri, nella regione di al-Sukhna, situata tra le città di Palmyra e Deir al-Zor.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces hanno svolto un ruolo rilevante nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sostenute dagli Stati Uniti, che armano le milizie curde e combattono dal cielo, mentre queste ultime avanzano sul campo. L’amministrazione dell’attuale presidente della Casa Bianca, Donald Trump, così come quella precedente, presieduta da Barack Obama, ha sempre considerato i curdi un alleato fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico.

Le SDF, spalleggiate dalle forze americane, hanno progressivamente liberato le roccaforti dello Stato Islamico e, il 23 marzo 2019 hanno ufficialmente riconquistato Baghouz, ponendo fine al califfato jihadista. La liberazione di tale roccaforte ha rappresentato un evento decisivo nella lotta contro i terroristi i quali, tuttavia, secondo noti ufficiali occidentali, continueranno a porre una grave minaccia. L’organizzazione terroristica sembra essere ancora presente, attraverso lupi solitari, combattenti e “cellule dormienti” dispiegate in diverse aree del Paese.

A tal proposito, anche un recente rapporto del Pentagono afferma che il gruppo “riemergerà” e che, nonostante abbia perso il “califfato” sul terreno, lo Stato Islamico ha rafforzato le proprie capacità armate in Iraq e riapparirà in Siria nei prossimi mesi.

L’ultimo video trasmesso dall’ISIS risale al 29 aprile scorso, quando il leader, Abu Bakr al-Baghdadi, è apparso cinque anni dopo la sua prima apparizione e ha invitato i suoi fedelissimi a continuare a combattere, minacciando altresì una “lunga battaglia” con l’Occidente, con cui il gruppo si vendicherà. Gli Stati Uniti reputano che il leader dell’Isis, il quale aveva proclamato l’inizio del califfato islamico a Mosul nel 2014, si trovi attualmente in Iraq.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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