Russia: nuove proteste a Mosca, continuano gli arresti

Pubblicato il 12 agosto 2019 alle 12:55 in Russia

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Circa 50.000 russi hanno marciato a Mosca in occasione di una serie di proteste definite come le più imponenti da 8 anni a questa parte, nella storia del Paese. I manifestanti, che sfidano le dure repressioni degli ultimi giorni, si sono riuniti, per il quarto weekend consecutivo, nella strada centrale della capitale, Prospekt Andreya Sakharova, chiedendo elezioni libere ed eque alle prossime votazioni del Consiglio comunale. In particolare, l’obiettivo delle proteste è quello di impedire l’esclusione dalla corsa alle cariche di candidati indipendenti dell’opposizione. Alcuni hanno marciato con cartelli riportanti slogan come “Dacci il diritto di voto”, oppure “Ci hai mentito abbastanza”, mentre altri sollevavano foto di attivisti arrestati nel corso delle precedenti proteste.

The White Counter, un’organizzazione non governativa che segue il numero dei partecipanti ai raduni, ha calcolato che circa 49.900 persone hanno partecipato alle manifestazioni di Mosca. La polizia cittadina, invece, ha riferito che le presenze sono state di gran lunga minori, contando all’incirca 20.000 partecipanti.

A differenza dei sit-in passati, quello di questo weekend era stato autorizzato dai funzionari della capitale. L’ente di controllo OVD-Info, tuttavia, ha fatto sapere che anche stavolta gli arresti sono stati consistenti, con 221 persone fermate durante la manifestazione di sabato a Mosca e 80 a San Pietroburgo. Un numero di arresti più modesto ha avuto luogo in altre città del Paese, tra cui Rostov-sul-Don e Bryansk.

Il 27 luglio, la polizia russa aveva arrestato oltre mille persone a Mosca in una delle maggiori azioni repressive degli ultimi anni contro l’opposizione. Gli arresti facevano seguito a una protesta in cui i membri dell’opposizione, esortati dal leader Alexei Navalny, al momento in carcere, chiedevano il permesso di candidarsi all’elezione per il sindaco locale, prevista per il prossimo 8 settembre. 

Secondo gli attivisti che si oppongono al Cremlino, quelle dei giorni scorsi sono state marce pacifiche volte a richiedere l’inclusione dei propri candidati alle elezioni del Consiglio comunale di Mosca. Gli attivisti sostengono che la Costituzione nazionale consenta loro di protestare liberamente, tuttavia il governo deve acconsentire a monte autorizzando un luogo e una data per ogni avvenimento e manifestazione in tal senso, cosa che non è avvenuta nelle ultime proteste. Le forze all’opposizione argomentano che più volte le autorità moscovite hanno loro impedito di manifestare nel centro della capitale, non lasciando loro altra scelta se non quella di farlo senza chiedere precedentemente il permesso. Il governo, dal canto suo, ha definito le proteste illegali e il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, alleato del presidente Vladimir Putin, ha avvertito le forze di sicurezza di rispondere con fermezza in caso di “serie provocazioni”.

Gli eventi degli ultimi sabati testimoniano l’esistenza di un cospicuo numero di oppositori al governo di Putin. Nel 2013, Navalny si era aggiudicato quasi un terzo dei voti in una corsa alle urne per eleggere il sindaco di Mosca. Al momento però, né lui né i suoi alleati politici detengono alcun seggio in Parlamento. Nonostante il tasso di gradimento dell’operato di Putin si attesti ancora ben sopra il 60%, esso è oggi più basso del solito a causa del malcontento provocato da anni di redditi in calo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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