Libia: violata la tregua, l’aeroporto di Mitiga viene nuovamente colpito

Pubblicato il 12 agosto 2019 alle 14:46 in Africa Libia

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Diversi missili hanno colpito l’aeroporto di Mitiga, situato ad Est della capitale Tripoli, nella giornata dell’11 agosto. L’attacco rappresenta una violazione della tregua umanitaria proposta dalle Nazioni Unite e che avrebbe dovuto avere inizio il 10 agosto scorso.

L’attacco, al momento, non è stato rivendicato, ma il governo tripolino accusa l’Esercito Nazionale libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, di essere tra i responsabili dell’accaduto. Simili accuse sono state mosse per un ulteriore missile che ha colpito un’abitazione nel distretto di “Souk Al-Jama’a”, letteralmente del “mercato del venerdì”, situato nell’Ovest di Tripoli, e che ha causato il ferimento di 3 civili. Da parte sua, Haftar non ha ancora risposto alle accuse rivoltogli.

L’aeroporto di Mitiga è un’ex base militare, utilizzata successivamente per scopi civili. È situato nell’area controllata del governo tripolino, riconosciuto dalle Nazioni Unite e, negli ultimi mesi, è stato preso di mira più volte. Uno degli ultimi attacchi risale al 23 luglio scorso. Al momento, il traffico aereo da e verso l’aeroporto è stato sospeso.

L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, aveva proposto, il 29 luglio scorso, un nuovo piano che comprendeva diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico. Tra le richieste avanzate, una tregua a partire dal 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico.

Sia Haftar sia il governo tripolino avevano accettato tale proposta, ma non è chiaro se vi è stata una tregua effettiva dei combattimenti. In particolare dopo che, il 10 agosto, un’autobomba è esplosa nella città libica orientale Bengasi, uccidendo 3 membri dello staff delle Nazioni Unite e altre 2 persone. Da parte sua, Tripoli si è detta impegnata nel rispettare la tregua ma al contempo pronta a rispondere ad eventuali minacce in qualsiasi momento.

L’attacco di Bengasi, ancora non rivendicato, è stato duramente condannato dalle Nazioni Unite, definendolo mortale e non accettabile. A tal proposito, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti hanno ribadito la necessità di una tregua in Libia e di indagini sull’attacco contro la missione Onu. Inoltre, in una dichiarazione congiunta, tali Paesi hanno invitato le parti coinvolte nel conflitto ad impegnarsi nuovamente, sotto l’egida delle Nazioni Unite, per giungere ad una soluzione politica stabile e duratura. L’Onu, da parte sua, ha dichiarato che non ritirerà il proprio personale.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli.

In particolare, in un discorso del 24 luglio rivolto alle proprie truppe, il generale Haftar ha dichiarato: “Presto alzeremo lo stendardo della vittoria nel cuore di Tripoli”. L’obiettivo del generale è liberare la capitale da Est verso Ovest.

Secondo le Nazioni Unite, sin dallo scoppio dei combattimenti in Libia, circa 1.093 persone sono state uccise e 5.762 ferite, tra cui civili, mentre gli sfollati ammontano a circa 120.000.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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