Argentina: duro colpo per Macri alle primarie presidenziali

Pubblicato il 12 agosto 2019 alle 14:00 in America Latina Argentina

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Stando a quanto emerso dai risultati ufficiali divulgati in seguito alle primarie di domenica 11 agosto, gli elettori argentini hanno dimostrato di non apprezzare le austere politiche economiche del presidente Mauricio Macri, superato, con un distacco di 14 punti percentuali, dalla coalizione di opposizione capeggiata da Alberto Fernandez. Le elezioni presidenziali si svolgeranno il prossimo 27 ottobre, ma una partenza del genere segna un risultato decisamente scoraggiante per il leader attualmente in carica. Lo stesso Macri ha definito le primarie di domenica “una pessima elezione”. Con il 100% delle schede scrutinate, “Fronte di tutti”, la coalizione di Fernandez cui partecipa, come aspirante vicepresidente, anche l’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner, ha ottenuto 10,6 milioni di voti (48,86%), battendo di gran lunga “Insieme per il cambiamento” di Macri, che, dal canto suo, ha totalizzato 7,2 milioni di voti (il 33,27%).

Gli analisti, prima dei sondaggi di domenica, avevano indicato che un vantaggio di Fernandez attorno ai 2-4 punti percentuali, come era stato ipotizzato, sarebbe stato un “buon risultato” per Macri, che nel 2015 ne rimontò 8 a Daniel Scioli tra le primarie e il voto presidenziale. Un vantaggio di 6-8 punti sarebbe stato invece “neutrale” e molto sarebbe dipeso dai voti di altri candidati. Infine, con un risultato di Fernandez sopra agli 8 punti percentuali di vantaggio, la rimonta di Macri è stata considerata altamente improbabile.

“Riconoscendo che abbiamo avuto cattivi risultati, questo ci costringe, a partire da domani, a raddoppiare i nostri sforzi in modo che per ottobre avremo il sostegno necessario per continuare il cambiamento”, ha detto Macri, a margine delle votazioni. “Sicuramente è qualcosa che nessuno si aspettava. Nessuno aveva questi numeri. Tutti i sondaggisti hanno fallito”, ha aggiunto il presidente argentino.

Per vincere la presidenza, un candidato ha bisogno di almeno il 45% dei voti o del 40% e una differenza di 10 punti percentuali rispetto al secondo classificato. Se non ci sarà un vincitore chiaro, gli elettori torneranno alle urne per un run-off il 24 novembre prossimo. Visto il margine che c’è tra Macri e Fernandez, gli analisti sostengono che la sfida alla presidenza si giocherà sulla scelta tra le misure di austerità del primo o di interventismo economico del secondo. Il peronista Fernandez ha promesso accesso gratuito ai medicinali per i pensionati e migliori salari per i lavoratori, accusando Macri dei risultati sull’aumento della povertà e della disoccupazione. La rielezione di quest’ultimo significherebbe, invece, riforme a favore del libero mercato e tagli dolorosi alla spesa pubblica, come stabilito nell’accordo negoziato con il Fondo Monetario Internazionale lo scorso anno. Questo scenario, con un’inflazione al 55% e nel mezzo di una grave recessione, sembra tuttavia sempre più improbabile per il futuro dell’Argentina.

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Chiara Gentili

di Redazione

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