Arabia Saudita ed Emirati: uniti contro le tensioni yemenite

Pubblicato il 12 agosto 2019 alle 20:25 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Yemen

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Il custode delle due sante moschee e sovrano saudita, re Salman bin Abdulaziz Al- Saud, ha ricevuto nel proprio palazzo reale, il 12 agosto, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti (UAE), alla presenza del principe Mohammed bin Salman bin Abdulaziz, principe ereditario e vice primo ministro saudita.

Oltre a congratularsi l’un l’altro e a scambiarsi gli auguri per la festività musulmana della festa del Sacrificio, i due sovrani del Golfo hanno preso in esame le relazioni bilaterali tra i propri Paesi, definite fraterne. Inoltre, ci si è concentrati sulla situazione in cui riversa la regione del Golfo attualmente, con un focus particolare sul caso yemenita e sugli sforzi profusi in tale contesto.

Gli UAE e l’Arabia Saudita si trovano ad affrontare le medesime minacce nel Golfo ed entrambe le parti sono concordi nel voler chiedere alle parti coinvolte nel conflitto in Yemen di far prevalere il dialogo, la ragione e gli interessi del Paese. A tal proposito, bin Zayed ha affermato che il dialogo rappresenta l’unica strada da percorrere per risolvere eventuali contrasti tra gli yemeniti. Abu Dhabi si è detta preoccupata e interessata alla stabilità della regione e a portare solidarietà tra le parti coinvolte nel conflitto, al fine di disinnescare le tensioni attuali.

Il sovrano emiratino ha poi affermato che gli Emirati rappresentano il pilastro principale per creare pace e stabilità nella regione, così come un porto sicuro contro eventuali rischi e minacce. Il regno, a detta di bin Zayed, gode di un relative peso ed influenza nell’arena regionale ed internazionale e, al contempo, è dotato di una politica di saggezza e determinazione, grazie alla guida di re Salman.

Lo sceicco Mohamed ha altresì dichiarato che le relazioni UAE-Arabia Saudita sono e rimarranno stabili perchè basate su principi di solidarietà, fratellanza e destino comune, ed entrambi i Paesi posseggono la volontà politica necessaria ma anche il rispetto reciproco per i propri popoli, e desiderano raggiungere sviluppo e progresso.

È stato poi evidenziato che, sin dalla sua istituzione, nel 2015, la coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto in Yemen a fianco del presidente yemenita Rabbu Mansour Hadi, ha sempre svolto un ruolo rilevante contro qualsiasi tentativo di rovesciare il Paese. Pertanto, la coalizione si è detta determinata a sostenere il popolo yemenita per preservare i propri interessi, nel presente e nel futuro.

In tale quadro, lo sceicco Mohamed ha invitato i secessionisti yemeniti a cogliere l’occasione e accettare la proposta di dialogo dell’Arabia Saudita, affinchè si possa raggiungere un accordo ed una riconciliazione, nell’interesse dello Yemen.

Lo scenario yemenita attuale vede, da un lato, il perdurante conflitto, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli sciiti Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato gli Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli a Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. In tale quadro, l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

A tale conflitto civile, nell’ultima settimana si sono aggiunte ulteriori tensioni, che rischiano di sfociare in un ulteriore conflitto interno. In particolare, Aden, capitale provvisoria dello Yemen, situata nel Sud del Paese, sta assistendo, da mercoledì 7 agosto, a scontri tra le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud, che hanno provocato morti e feriti. Da un lato, vi sono le brigate per la sicurezza presidenziale mentre, dall’altro, i gruppi armati a sostegno delle forze separatiste locali, oltre a quelle della cintura di sicurezza, sostenute dagli UAE. Domenica 11 agosto, la coalizione araba è intervenuta militarmente ad Aden a sostegno del governo yemenita, dopo che i separatisti meridionali hanno occupato la città portuale.

Un’analista strategica presso l’International Crisis Group, Elizabeth Dickinson, ha spiegato che in passato gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita si sono alleati con partner differenti in Yemen, ma, di fronte ad un simile scenario, Abu Dhabi e Riad si stanno impegnando per disinnescare le tensioni tra interessi distinti nel Sud, utilizzando il medesimo approccio.

Da parte sua, il governo yemenita centrale ha accusato il Consiglio di transizione meridionale e gli Emirati Arabi Uniti di farsi carico delle conseguenze del colpo di Stato di Aden, invitando Abu Dhabi a interrompere immediatamente il suo sostegno finanziario e militare alle forze secessioniste.

 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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