Yemen: separatisti occupano Aden, interviene coalizione saudita

Pubblicato il 11 agosto 2019 alle 10:38 in Medio Oriente Yemen

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Domenica 11 agosto, la coalizione araba a guida saudita è intervenuta militarmente ad Aden a sostegno del governo yemenita, dopo che i separatisti meridionali hanno occupato la città portuale spezzando l’alleanza che si era formata per fronteggiare i ribelli Houthi, allineati con l’Iran.

La coalizione sunnita ha reso noto di aver attaccato un’area che poneva una “minaccia diretta” al governo di Abd-Rabbu Mansour Hadi, sostenuto dall’Arabia Saudita e temporaneamente basato ad Aden. Un funzionario locale ha spiegato che le unità a guida saudita hanno fronteggiato le forze separatiste non lontano dal palazzo presidenziale, nel distretto Crater. Hadi si trova al momento a Riad. La TV nazionale saudita ha riportato le parole del capo di Stato yemenita: “Si tratta della prima operazione, e altre ne seguiranno… il Consiglio di Transizione Meridionale ha ancora una possibilità per ritirarsi”. 

L’alleanza araba ha minacciato di intraprendere un’azione militare se i separatisti non cesseranno la loro avanzata e si ritireranno dai territori militari governativi che hanno occupato nella giornata di sabato 10 agosto, dopo 4 giorni di scontri nei quali sono morti almeno 9 civili. Il vice presidente del Consiglio di Transizione Meridionale, Hani Ali Brik, ha scritto su Twitter che, se da una parte l’organo assembleare resta impegnato con la coalizione, dall’altra “non negozierà sotto coercizione”. Aveva già espresso il suo consenso a una tregua.

I separatisti, appoggiati dagli Emirati Arabi Uniti, hanno un progetto differente, rispetto al governo di Hadi, riguardo al futuro del Paese; tuttavia, essi hanno giocato un ruolo importante nella coalizione a guida saudita che è intervenuta in Yemen nel 2015 per combattere contro il movimento Houthi, dopo che quest’ultimo aveva cacciato Hadi dalla capitale Sanaa alla fine del 2014.

Le ultime violenze, che rappresentano un grande passo indietro per la coalizione araba e per il suo operato degli ultimi quattro anni, complicano anche gli sforzi dell’ONU, volti a porre fine al conflitto che ha causato la morte di decine di migliaia di persone, spingendo il Paese sull’orlo della carestia.

In questo contesto, gli Emirati Arabi hanno fatto appello alla calma tra le fazioni, e Riad ha annunciato che è pronta a indire una riunione d’emergenza volta al ripristinamento dell’ordine. Quanto al governo di Hadi, esso ha chiesto ad Abu Dhabi di cessare il suo sostegno alle forze separatiste meridionali.

Elizabeth Dickinson, analista strategica presso l’International Crisis Group, ha spiegato che in passato gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita si sono alleati con partner differenti in Yemen, ma, a questo punto del conflitto, Abu Dhabi e Riad hanno lavorato per mantenere una relativa calma tra interessi distinti nel sud. Oggi, secondo la studiosa , i due Paesi stanno utilizzando il medesimo approccio. Tuttavia, stavolta Dickinson ha paventato il rischio che la situazione possa degenerare, portando, nel peggiore dei casi, a “una guerra civile dentro una guerra civile”.

Aden, situata nel Sud del Paese, sta assistendo, da mercoledì 7 agosto, a scontri tra le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud, che hanno provocato morti e feriti. Il motivo scatenante è stata l’accusa, da parte dei separatisti, che un partito islamista alleato al presidente, Abd-Rabbu Hadi, fosse complice di un attacco missilistico avvenuto nei giorni precedenti in occasione di una parata militare. Si è trattato di uno dei 3 attacchi, tutti separati, che hanno bersagliato le forze separatiste meridionali.

Anche giovedì 8 agosto, le tensioni sono continuate, coinvolgendo altresì le forze della cintura di sicurezza. Fonti locali hanno riportato, nella giornata dell’8 agosto, la morte di un civile ed il ferimento di un bambino. In tale frangente, gli scontri si sono estesi in diversi quartieri della città di Aden, e fonti locali hanno riferito che sono stati impiegati carri armati e artiglieria pesante. Il giorno precedente, invece, il bilancio è stato di 5 morti e 9 feriti.

Da un lato, vi sono le brigate per la sicurezza presidenziale mentre, dall’altro, i gruppi armati a sostegno delle forze separatiste locali, oltre a quelle della cintura di sicurezza e sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (UAE).

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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