Siria: esercito riconquista città strategica in mano ai ribelli

Pubblicato il 11 agosto 2019 alle 12:46 in Medio Oriente Siria

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L’esercito siriano, domenica 11 agosto, ha riconquistato al-Hobeit, cittadina di importanza strategica nella provincia settentrionale di Idlib, nell’ultimo enclave rimasto in mano ai ribelli.

La notizia è stata divulgata dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gruppo di monitoraggio basato nel Regno Unito, che ha definito la conquista di al-Hobeit il passo avanti “più significativo” fatto dall’esercito governativo nella provincia di Idlib da quando l’offensiva è iniziata, tre mesi prima. La conquista della città è stata riportata anche da un’unità mediatica militare gestita da Hezbollah, che ha descritto al-Hobeit come l’ingresso alle campagne meridionali di Idlib, che conduce sia verso la principale autostrada Damasco-Aleppo sia verso la città di Khan Sheikhoun. I ribelli non hanno ancora commentato i combattimenti recenti né la conquista della cittadina, ma hanno ammesso, nel corso della settimana passata, di aver perso terreno a vantaggio delle forze leali al presidente siriano, Bashar al-Assad, dopo la ripresa delle loro attività in seguito a un breve cessate-il-fuoco.

Gli scontri di sabato 10 agosto hanno causato la morte di oltre 100 combattenti da ambo le parti, ha reso noto l’Osservatorio Siriano, e l’esercito del regime siriano e le forze a esso alleate hanno effettuato circa 2.000 raid aerei e attacchi di artiglieria contro i dissidenti. Tra i bersagli delle incursioni via cielo delle unità governative si contano anche ospedali, scuole, pozzi, mercati, negozi e altre infrastrutture civili, ha spiegato il coordinatore umanitario ONU per la Siria, Panos Mumtzis.

Assad, che ha celebrato ufficialmente a Damasco la festività islamica di Eid al-Adha nella giornata di domenica 11 agosto, ha giurato di riprendersi “ogni centimetro della Siria” rimasto nelle mani dei ribelli. Tuttavia, allo stato attuale, ampie parti del Paese sono ancora sotto il controllo degli oppositori del regime, tra cui la zona controllata dai curdi nel nord-est del paese, e una striscia in mano ad Ankara lungo la frontiera. La Turchia, che sostiene alcuni dei gruppi ribelli, ha creato avamposti militari intorno alle linee del fronte ribelle, complicando l’avanzata delle forze governative di Damasco.

Il 1 agosto, Damasco aveva accettato di porre una tregua a Idlib, dopo più di tre mesi dall’inizio della sua escalation militare e dei conseguenti bombardamenti nella regione, condotti altresì dal proprio alleato, la Russia, e che hanno causato la fuga di più di 400mila persone. Una delle condizioni per il cessate il fuoco era l’applicazione dell’accordo russo-turco stabilito il 17 settembre 2018, a Sochi. Questo prevedeva la creazione di un’area smilitarizzata di 15-20 km, in cui ribelli sconfitti ed i civili in fuga, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Tuttavia, le offensive sono riprese dopo che comandanti dell’esercito siriano hanno accusato i “gruppi terroristici armati sostenuti dalla Turchia” di non aver rispettato il cessate il fuoco, perpetrando diversi attacchi contro i civili delle aree di sicurezza. Anche la Russia ha affermato di aver ripreso i propri attacchi in quanto la tregua era subordinata all’impegno, da parte di Ankara, del rispetto dell’accordo di Sochi e ciò non si è verificato.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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