Gaza: truppe israeliane uccidono militante palestinese

Pubblicato il 11 agosto 2019 alle 11:04 in Israele Palestina

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I soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro un militante palestinese lungo il confine di Gaza, domenica 11 agosto, uccidendolo.

A renderlo noto è stato l’esercito israeliano, che con un comunicato ha spiegato che le unità di Israele avevano scoperto un “terrorista armato” che si avvicinava alle truppe lungo la linea di demarcazione nella Striscia di Gaza settentrionale. L’uomo aveva poi aperto il fuoco, scatenando la risposta israeliana, sia da parte dei soldati sia da parte dei carri armati, che avevano bersagliato un avamposto di Hamas, il gruppo armato islamista che controlla Gaza. Un medico palestinese a Gaza ha comunicato la morte del militante in questione.

Già il giorno precedente, sabato 10 agosto, le forze israeliane avevano aperto il fuoco a Gaza contro 4 militanti palestinesi, uccidendoli, in prossimità della recinsione di confine tra i due Stati. Gli uomini palestinesi, secondo quanto riportato dalle forze di Israele, erano armati di mitragliatrici d’assalto, missili anticarro e bombe a mano, una delle quali era stata scagliata contro le truppe israeliane, che avevano quindi risposto con la forza.

Fin dal 2007, Gaza è controllata da Hamas, il quale ha combattuto 3 guerre contro Israele nell’ultimo decennio. Prima di allora, la regione era governata dall’altra fazione del movimento palestinese, al-Fatah. Israele ha ritirato le proprie truppe e i propri coloni dal territorio nel 2005, tuttavia continua a mantenere l’enclave in uno stato di embargo, adducendo motivi di sicurezza.

Le tensioni lungo il confine sono molto elevate; l’area sta vivendo una delle più serie escalation degli ultimi mesi. Le violenze si sono intensificate lunedì 25 marzo, quando il lancio di un razzo a lunga distanza contro un’abitazione a nord di Tel Aviv, ha ferito 7 civili israeliani. Era dal 2014 che una zona così a nord di Israele non veniva colpita da un razzo proveniente dalla Striscia di Gaza. Citando gli attacchi missilistici palestinesi, Israele ha dichiarato che si riserva il diritto di colpire di nuovo e di tenere le proprie truppe e i propri carri armati radunati alla frontiera di Gaza. A seguito della tregua negoziata dall’Egitto, martedì 26 marzo, la situazione al confine è rimasta tesa, ma priva di violenze. Tuttavia, nella notte tra il 26 e il 27 marzo, due razzi lanciati da Gaza hanno innescato le sirene sul lato israeliano del confine; in risposta, l’esercito israeliano ha colpito diversi obiettivi, tra cui un complesso militare e una fabbrica di produzione di armi, appartenente al gruppo militante di Hamas, che governa sull’enclave palestinese di Gaza a seguito delle elezioni del 2006.

La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano protrarsi fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. In totale, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute palestinese, ammontano a circa 200 i palestinesi uccisi a Gaza per mano delle unità israeliane dall’inizio delle proteste, a fronte di un soldato israeliano ucciso da un cecchino palestinese.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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