Gaza: truppe israeliane uccidono 4 militanti palestinesi

Pubblicato il 10 agosto 2019 alle 12:43 in Israele Palestina

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Le forze israeliane hanno aperto il fuoco a Gaza contro 4 militanti palestinesi, uccidendoli,  sabato 10 agosto.

A darne l’annuncio è stato l’esercito israeliano nel corso della giornata. L’evento è avvenuto in prossimità della recinsione di confine tra i due Stati, nella Striscia di Gaza. Gli uomini palestinesi, secondo quanto riportato dalle forze di Israele via Twitter, erano armati di mitragliatrici d’assalto, missili anticarro e bombe a mano, una delle quali è stata scagliata contro le truppe israeliane. “I soldati hanno aperto il fuoco dopo che uno dei terroristi ha attraversato il confine, e li hanno uccisi”, ha annunciato l’esercito di Israele. Non vi è ancora stato alcun commento da parte delle autorità palestinesi a Gaza, né dai gruppi militanti attivi sul territorio.

Fin dal 2007, Gaza è controllata dal gruppo islamista Hamas, il quale ha combattuto 3 guerre contro Israele nell’ultimo decennio. Prima di allora, la regione era governata dall’altra fazione del movimento palestinese, al-Fatah. Israele ha ritirato le proprie truppe e i propri coloni dal territorio nel 2005, tuttavia continua a mantenere l’enclave in uno stato di embargo, adducendo motivi di sicurezza.

Le tensioni lungo il confine sono molto elevate; l’area sta vivendo una delle più serie escalation degli ultimi mesi. Le violenze si sono intensificate lunedì 25 marzo, quando il lancio di un razzo a lunga distanza contro un’abitazione a nord di Tel Aviv, ha ferito 7 civili israeliani. Era dal 2014 che una zona così a nord di Israele non veniva colpita da un razzo proveniente dalla Striscia di Gaza. Citando gli attacchi missilistici palestinesi, Israele ha dichiarato che si riserva il diritto di colpire di nuovo e di tenere le proprie truppe e i propri carri armati radunati alla frontiera di Gaza. A seguito della tregua negoziata dall’Egitto, martedì 26 marzo, la situazione al confine è rimasta tesa, ma priva di violenze. Tuttavia, nella notte tra il 26 e il 27 marzo, due razzi lanciati da Gaza hanno innescato le sirene sul lato israeliano del confine; in risposta, l’esercito israeliano ha colpito diversi obiettivi, tra cui un complesso militare e una fabbrica di produzione di armi, appartenente al gruppo militante di Hamas, che governa sull’enclave palestinese di Gaza a seguito delle elezioni del 2006.

La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano protrarsi fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. In totale, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute palestinese, ammontano a circa 200 i palestinesi uccisi a Gaza per mano delle unità israeliane dall’inizio delle proteste, a fronte di un soldato israeliano ucciso da un cecchino palestinese.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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