ONU fa appello alla “massima moderazione” in Kashmir

Pubblicato il 9 agosto 2019 alle 10:24 in India Pakistan

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Le Nazioni Unite hanno espresso una grande preoccupazione per la situazione in Kashmir, dopo il quarto giorno in cui la regione rimane isolata dal mondo.

Antonio Guterres ha sottolineato la propria preoccupazione dopo che il premier indiano, Narendra Modi, ha difeso le controverse mosse di Nuova Delhi nella regione, definendole necessarie per fermare ” il terrorismo e il separatismo”. Centinaia di persone sono state arrestate da lunedì 5 agosto, secondo i media locali, dopo la decisione del governo nazionalista indù di Modi di eliminare lo status costituzionale speciale del Kashmir, limitando l’autonomia della regione. Guterres ha affermato di essere “preoccupato per le notizie di restrizioni sulla parte indiana del Kashmir”, aggiungendo che l’eccessivo controllo “potrebbe esacerbare la situazione dei diritti umani nella regione”.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha anche fatto appello alla “massima moderazione” e ha esortato l’India e il Pakistan “ad astenersi dal prendere misure che potrebbero cambiare” lo status della regione. La decisione di Nuova Delhi ha intensificato le tensioni con il Pakistan, che ha espulso l’ambasciatore indiano a Islamabad, fermato il servizio ferroviario transnazionale diretto in India e bandito i film indiani. Migliaia di poliziotti paramilitari sono rimasti dispiegati nella città più grande del Kashmir, Srinagar, giovedì 8 agosto e le scuole sono ancora chiuse per impedire le manifestazioni pubbliche. La sicurezza sarà ancora più stringente per le preghiere del venerdì, ha riferito la polizia. Il Kashmir è rivendicato sia dall’India che dal Pakistan, sebbene ciascuno ne controlli solo una parte. Entrambi i Paesi sono fortemente dipendenti dalle risorse idriche della regione, specialmente per quanto riguarda l’approvvigionamento derivante dal fiume Indo. 

La fine dell’autonomia del Kashmir arriva dopo che, il 2 agosto, le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato contro un pellegrinaggio Hindu nella regione del Kashmir. L’attacco, secondo le autorità, era stato pianificato da alcuni militanti supportati dall’esercito del Pakistan.  Secondo quanto rivelato dall’esercito, il governo di Nuova Delhi aveva ricevuto dall’intelligence del Paese diversi report in cui si evidenziava il rischio di una serie di attacchi presso i sentieri utilizzati da centinaia di pellegrini Hindu che ogni anno si dirigono verso il luogo sacro di Amarnath. Le forze armate avevano, quindi, condotto diverse incursioni, a seguito delle quali hanno recuperato alcuni armamenti che riportavano il marchio di fabbricazione del Pakistan. Tra questi mine, munizioni, esplosivi e armi.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. 

In tale clima di rivalità, l’India ha negli anni accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan da parte sua nega le accuse, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana che lotta per l’autodeterminazione. Tuttavia, tali rassicurazioni non hanno mai dissipato la convinzione dell’India di un sostegno pakistano ai militanti della regione. Da parte sua, il primo ministro di Islamabad, Imran Khan, ha affermato che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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