Nigeria: ex candidato alla presidenza accusato di terrorismo

Pubblicato il 9 agosto 2019 alle 9:01 in Africa Nigeria

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Un tribunale nigeriano ha concesso la detenzione preventiva del giornalista e politico, Omoyele Sowore, arrestato per aver promosso la protesta nota come “Revolution Now” e accusato di terrorismo. 

Omoyele Sowore, candidato alle elezioni presidenziali nigeriane del 2019, era stato arrestato il 4 agosto. L’uomo scrive sul “Portale delle notizie dei reporter del Sahara” e sarà detenuto dal Dipartimento dei Servizi di Stato (DSS) per un periodo di 45 giorni, prima del processo. Il DSS aveva chiesto al tribunale 90 giorni di fermo. I rapporti indicano che l’uomo è stato accusato di terrorismo. Secondo una nota esperta legale nigeriana, Femi Falana, l’accusa è funzionale alla detenzione preventiva ma finirà per cadere nel nulla quando si aprirà il processo. I media locali hanno riferito che il suo arresto era collegato ai piani di mobilitazione della popolazione a Lagos e in altre parti della Nigeria, dove è stata organizzata una protesta nota come “Days of Rage”, in italiano “Giorni di Rabbia”.

Gli arresti hanno suscitato numerose condanne da parte della popolazione civile, che accusa il governo di tentare di reprimere il dissenso e il diritto a protestare pacificamente. I Servizi di Sicurezza dello Stato hanno definito illegali le richieste di protesta. “Lo abbiamo noi”, ha riferito un portavoce, confermando l’arresto. “Ha superato il limite, ha minacciato la sicurezza pubblica. Non succederà nulla, non ci sarà alcuna rivoluzione. Il governo, che è stato eletto democraticamente, starà al suo posto”, ha poi aggiunto. Un portavoce del governo, tuttavia, ha affermato che “esiste una differenza tra appello pacifico alla protesta e istigazione alla rivoluzione”.

La polizia nigeriana ha avvertito la popolazione di stare alla larga dalle manifestazioni di ogni tipo, sostenendo che partecipare a tali eventi equivalga a commettere un atto di terrorismo. Il partito di Sowore, l’African Action Congress (AAC), aveva annunciato l’inizio delle proteste, sottolineando che queste avrebbero riunito tutte le persone che vorrebbero una Nigeria migliore.

Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha vinto le ultime elezioni, tenutesi il 23 febbraio 2019. Secondo quanto affermato dal presidente della Commissione Elettorale, Buhari, 76 anni, aveva ottenuto il 56% dei voti, pari a circa 15,2 milioni di individui che si sono espressi a favore della sua permanenza. Leader del partito di governo, il cosiddetto All Progressive Congress,  Buhari si era insediato per la prima volta il 29 maggio 2015 e ha riottenuto l’incarico di presidente con la promessa di combattere la corruzione e rinnovare la rete ferroviaria.

Le elezioni sono state segnate da scontri e presunti attacchi estremisti in molte parti del Paese. Almeno 47 persone erano state uccise da sabato 23 febbraio secondo l’organizzazione di monitoraggio Situation Room, che collega vari gruppi della società civile. Più di 260 persone sono state le vittime dall’inizio della campagna elettorale, nell’ottobre 2018. Circa due ore prima dell’apertura dei seggi, erano stati registrati sospetti attacchi islamisti nel villaggio di Geidam, nello stato nigeriano nord-orientale di Yobe, i quali causarono la fuga di numerosi residenti locali. Parallelamente, esplosioni e spari erano stati uditi a Maiduguri, capitale dello stato del Borno.

Il gruppo militante islamico Boko Haram e la sua diramazione, l’Islamic State West Africa Province (ISWAP), hanno precedentemente condotto vari raid mortali nella regione. Boko Haram aveva inoltre messo in guardia i cittadini, minacciando ripercussioni violente se fossero andati a votare.Nella giornata di venerdì 22 febbraio, oltre mille soldati erano stati dispiegati dal vicino Ciad, oltre la frontiera nigeriana, nel tentativo di scongiurare attacchi islamisti durante le elezioni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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