L’Iran mette in guardia Israele sulla missione nel Golfo

Pubblicato il 9 agosto 2019 alle 20:20 in Iran Israele

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha dichiarato, venerdì 9 agosto, che qualsiasi ruolo israeliano nell’ambito di qualsiasi coalizione marittima nel Golfo rappresenta una chiara minaccia per la sicurezza nazionale dell’Iran e, pertanto, Teheran avrà il diritto di affrontarla.

Tale dichiarazione giunge in seguito all’affermazione del primo ministro israeliano, Israel Katz, risalente al 6 agosto scorso, secondo cui il proprio Paese prenderà parte alla missione navale, promossa dagli Stati Uniti, volta a promuovere la sicurezza delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz. Per Washington, tale coalizione rappresenterà altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica.

In risposta a tale decisione, Mousavi ha affermato che il sostegno israeliano rappresenta una chiara minaccia alla sicurezza, sovranità ed integrità territoriale, nonché un fattore di crisi destabilizzante. “La repubblica islamica dell’Iran si riserva il diritto di affrontare tale minaccia per difendere i propri territori, nel quadro di una politica difensiva” sono state le parole del portavoce, aggiungendo che non si esiterà a tradurre le parole in fatti.

Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, l’Iran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità. Secondo Zarif, il Golfo Persico è “un’arteria vitale” e una priorità per Teheran, che ha sempre salvaguardato la propria sicurezza marittima.

Il 6 agosto scorso, anche il Regno Unito ha annunciato che parteciperà alla missione di sicurezza marittima degli Stati Uniti, con l’obiettivo principale di garantire la libertà di tutte le spedizioni internazionali. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha accolto con favore la decisione britannica e ha descritto la missione una sfida internazionale.

Le tensioni riguardanti l’Iran e Regno Unito sono nate il 4 luglio scorso, quando la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro ,l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Il 29 luglio scorso, inoltre, la nave da guerra inglese HMS Duncan, la più moderna della Marina militare britannica, è entrata, nelle acque del Golfo Persico per “garantire la sicurezza della navigazione”. Il cacciatorpediniere è stato inviato per scortare, attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, le imbarcazioni battenti bandiera del Regno Unito.

Tali ultimi eventi si inseriscono in un quadro di tensioni crescenti tra l’Iran ed altri Paesi del mondo occidentale, Stati Uniti in primis. Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, ha annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo. In risposta, l’Iran ha cominciato a violare le disposizioni dell’accordo nucleare e ha iniziato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati nel 2015.

In tale quadro, il ripristino della libertà di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale, situato tra l’Oman e l’Iran.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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