Hong Kong: 3 giorni di manifestazioni presso l’aeroporto

Pubblicato il 9 agosto 2019 alle 14:16 in Cina Hong Kong

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I manifestanti pro-democrazia hanno dato inizio a 3 giorni di proteste presso l’aeroporto di Hong Kong. 

Centinaia di manifestanti, tra cui molti indossavano camicie nere, hanno iniziato a radunarsi nell’area degli arrivi dell’aeroporto di Chek Lap Kok, nel primo pomeriggio di venerdì 9 agosto. Il raduno è stato promosso sui social media tramite un’immagine che mostra una finta carta d’imbarco con la scritta “HK to freedom” e “calda accoglienza per gli ospiti di HK”. Lo slogan si riferisce al fatto che i manifestanti avrebbero riferito di avere intenzione di interagire con i turisti in arrivo per sensibilizzarli alla propria causa. 
Ulteriori misure di sicurezza sono state previste in occasione del raduno dei centinaia di manifestanti. Le autorità hanno cominciato a negare l’accesso all’area a chiunque non fosse in possesso di una carta di imbarco. Le proteste, che dovrebbero durare 3 giorni, non sono state autorizzate.  L’autorità aeroportuale di Hong Kong aveva dichiarato di essere a conoscenza dei piani di protesta ma ha assicurato che “l’aeroporto funzionerà normalmente”.

I giovani sono stati in prima linea nelle proteste, che hanno visto l’arresto di 589 persone in due mesi.  Il più giovane di questi ha 13 anni. Inoltre, diverse migliaia di avvocati della città, vestiti di nero, hanno marciato in silenzio mercoledì 7 agosto, per chiedere al governo di salvaguardare l’indipendenza del dipartimento di Giustizia della città. La categoria teme che i procedimenti giudiziari nei confronti dei manifestanti stiano assumendo tendenze sempre più politiche. Molte delle persone arrestate sono state accusate di rivolta, che può essere punita con 10 anni di reclusione.

Le proteste sono iniziate il 31 marzo, a seguito della presentazione, da parte del governo di Carrie Lam, di un disegno di legge che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Questi disordini hanno messo sotto pressione il governo, che ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze di polizia, che sono state spesso accusate di utilizzare eccessivamente la forza.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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