Coldiretti: sanzioni anti-russe hanno favorito America Latina

Pubblicato il 9 agosto 2019 alle 8:20 in America Latina Italia Russia

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I paesi dell’America Latina, che non sono stati colpiti dall’embargo alimentare, hanno sostituito i paesi dell’UE nel mercato russo. È quanto ha affermato il presidente della Coldiretti, l’associazione degli agricoltori italiani, Ettore Prandini in un’intervista all’agenzia di stampa russa RIA Novosti che ha avuto grande eco sulla stampa russa.

Nell’agosto 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una disposizione che vieta l’importazione di determinati prodotti agricoli e materie prime da paesi che hanno imposto sanzioni alla Russia: gli Stati Uniti, i paesi dell’UE, il Canada, l’Australia e la Norvegia. La norma colpisce in modo particolare i prodotti agricoli  e lattiero-caseari, una delle principali voci dell’export italiano in Russia prima del 2014.

“Voglio dire, ad esempio, paesi come l’Argentina e il Brasile, hanno approfittato della riduzione della presenza italiana nel mercato russo. Se l’embargo viene revocato, ormai per l’Italia non sarà facile tornare lì. Speriamo che ciò accada nel prossimo futuro” – ha detto Prandini.

Il presidente di Coldiretti ha detto che considera fondate le sanzioni che la UE ha imposto alla Russia a seguito della crisi in Crimea e in Ucraina orientale. L’Italia, tuttavia, ha sottolineato, è uno dei paesi che paga il prezzo più alto per le restrizioni al commercio con la Russia.

L’industria agricola italiana subisce ancora le conseguenze dell’embargo russo “che ha causato perdite economiche per oltre un miliardo di euro in cinque anni” e potrebbe aver causato più perdite se si considerassero anche quelle indirette causate all’indotto, ha affermato ancora Prandini.

“A tutti i livelli dei negoziati a cui partecipiamo, poniamo l’attenzione del governo italiano sul fatto che l’Italia deve impegnarsi a livello europeo in modo che ci sia un cambiamento nella politica nei confronti del mercato russo; altrimenti, continueremo a danneggiare il nostro settore, il che significa meno occupazione, redditi più bassi e crescita minima sia oggi sia negli anni a venire” – ha concluso Prandini.

Secondo i dati del 2018 l’Italia è il paese UE i cui scambi con la Russia sono cresciuti meno negli anni delle sanzioni. Nonostante l’aumento del valore degli scambi commerciali lo scorso anno, invece, risulta ancora molto basso, rispetto al periodo pre-sanzioni, il volume di scambi con la Russia di Italia, Spagna e Regno Unito. Roma ha raggiunto nel 2018 appena il 50,8% del volume del 2013, Madrid il 55,2% e Londra il 57%. Poco meglio dell’Italia, che nel 2013 era il terzo partner commerciale della Federazione, i Paesi Bassi, all’epoca secondo partner di Mosca. Amsterdam ha raggiunto nel 2018 il 60,1% del volume commerciale del periodo pre-sanzioni. A spiegare le difficoltà di Italia, Spagna e Olanda nel recuperare il commercio con Mosca sono proprio le contro-sanzioni imposte dalla Russia, che hanno colpito i prodotti agricoli e alimentari di cui parla Prandini e di cui Roma, Madrid e Amsterdam erano i principali fornitori.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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