Armenia: il governo punta a ratificare convenzione contro violenza sulle donne

Pubblicato il 9 agosto 2019 alle 6:10 in Armenia Europa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli sforzi del governo armeno di ratificare una convenzione internazionale per prevenire la violenza contro le donne si scontrano con l’opposizione dei conservatori nel paese, inclusa l’influente chiesa apostolica armena, in un raro intervento politico da parte delle gerarchie ecclesiastiche solitamente vicine ai governi che si sono succeduti a Erevan.

In questione è la Convenzione di Istanbul, un documento del Consiglio d’Europa che richiede ai firmatari di attuare misure specifiche per proteggere le donne dalla violenza. Contiene inoltre disposizioni che vietano la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e specifica che il genere è un costrutto sociale piuttosto che un fatto biologico.

L’Armenia ha firmato la convenzione nel gennaio 2018, sotto il precedente governo, ma non la ha ancora ratificata. Le nuove autorità, tuttavia, hanno dichiarato la loro intenzione di finalizzare tale processo. L’8 maggio, il ministro del Lavoro e degli affari sociali Zaruhi Batoyan, in un incontro con un funzionario del Consiglio d’Europa, ha dichiarato che l’Armenia intendeva ratificare la convenzione e otto giorni dopo il parlamento ha approvato un piano d’azione governativo quinquennale che ha annunciato ufficialmente che Intenzione.

È seguito un dibattito nazionale sulla convenzione, con molte voci conservatrici che lamentano che i tentativi di regolare la violenza domestica rappresentano un’imposizione di valori stranieri sul tradizionale modello familiare armeno. Il dibattito è stato intensificato da un movimento in stile # metoo in cui le donne armene per la prima volta in gran numero hanno condiviso le loro esperienze con la violenza sessuale. Alcuni conservatori affermarono che il movimento era una cortina di fumo volta a facilitare la strada alla ratifica della Convenzione di Istanbul.

Il 26 luglio, ai critici si è unita la Chiesa apostolica armena, che raramente si lancia in questioni politiche ma ha fatto un’eccezione per criticare la convenzione. “Indipendentemente dalle differenze biologiche create da Dio, tutte le persone godono dello stesso amore da parte di Dio”, affermano le gerarchie della chiesa armena in una dichiarazione. La chiesa ha anche affermato che la convenzione “definisce un terzo sesso a parte la femmina e il maschio”, cosa che invero non fa. “Ci sono punti estremamente preoccupanti nella Convenzione dal punto di vista della nostra identità e sicurezza nazionale-spirituale, esortiamo le nostre autorità ad astenersi dal ratificare il documento” – conclude la nota.

Il Ministero della giustizia ha successivamente rilasciato una lunga dichiarazione in cui spiegava la posizione dell’esecutivo e lamentava le informazioni “manipolate” sulla convenzione avanzate dagli oppositori.

“Il Ministero della Giustizia vuole assicurare al pubblico che la Convenzione non contraddice in alcun modo il concetto di famiglia o di sesso sancito dalla Costituzione, la Convenzione non regola la vita familiare o la composizione della famiglia, e nessuno stato è obbligato a cambiare la sua visione tradizionale della famiglia” – afferma la dichiarazione. “La Convenzione non mette in alcun modo in pericolo le tradizioni e i valori nazionali”.

Il ministero ha inoltre annunciato di aver richiesto assistenza alla Commissione di Venezia, un organo del Consiglio d’Europa che fornisce consulenza su questioni legali e costituzionali, sulle “implicazioni costituzionali” della ratifica della convenzione. Supponendo che la Commissione di Venezia dia parere favorevole, la ratifica appare inevitabile, dato che la stragrande maggioranza dei membri del parlamento della coalizione al potere “My Step” la sostiene.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.