Algeria: il 25esimo venerdì di protesta

Pubblicato il 9 agosto 2019 alle 19:38 in Africa Algeria

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Il popolo algerino, il 9 agosto, è sceso nelle strade della capitale Algeri per la cosiddetta marcia del venerdì, verificatasi per la 25esima volta consecutiva.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, il 25 luglio scorso, ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali.

Tuttavia, tra gli slogan del 9 agosto ve ne sono stati anche alcuni contro tale “dialogo” promosso dalle autorità algerine, oltre ad altri che hanno evidenziato una disobbedienza civile o in cui si è espresso il desiderio di uno stato civile e non militare, oltre a “consenti ai nostri figli di celebrare l’Eid con noi”. Tali manifestazioni giungono il giorno successivo alla dichiarazione del capo di Stato maggiore dell’esercito, in cui è stato affermato che le richieste dei manifestanti sono state soddisfatte.

Sin dalle prime ore del mattino del 9 agosto, camion della polizia si sono schierati nei punti nevralgici e sugli assi principali delle proteste, impedendo l’accesso ai manifestanti. Tali blocchi hanno avuto una portata maggiore rispetto alle scorse settimane, sebbene durante una riunione della commissione per il dialogo e la mediazione fosse stata chiesta una loro limitazione.

Tale gruppo per il dialogo e la mediazione è guidato da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed include altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date. In particolare, lo scorso 29 luglio, tale commissione ha presentato il proprio piano di lavoro, basato su un’attività di mediazione tra le autorità pubbliche, la società civile ed i partiti politici.

Le elezioni sono tra i motivi di base delle tensioni in Algeria. Queste erano previste inizialmente per il 4 luglio ma, al momento, non è stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese Nord-africano.

Lo scorso 7 agosto, si è tenuto il primo incontro della commissione per il dialogo e la mediazione con alcuni rappresentanti del movimento popolare. Durante tale evento è stata sottolineata la necessità di organizzare elezioni presidenziali nel breve tempo, senza la necessità di una fase di transizione, che si è rivelata inefficace durante gli anni ’90. Inoltre, tali elezioni dovrebbero altresì vedere la presenza di un’entità indipendente con mansioni organizzative e di monitoraggio.

Tra le richieste di un’ulteriore riunione, di giovedì 8 agosto, vi è l’allontanamento dalle elezioni del primo ministro, Noureddine Bedoui, definito un “rappresentante della frode”. Tale richiesta giunge anche dai manifestanti, a causa della vicinanza di Bedoui a Bouteflika, e in quanto “simbolo del suo governo”.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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