Yemen: Aden, teatro di violenti scontri

Pubblicato il 8 agosto 2019 alle 18:45 in Medio Oriente Yemen

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Aden, capitale provvisoria dello Yemen, situata nel Sud del Paese, sta assistendo, da mercoledì 7 agosto, a scontri tra le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud, che hanno provocato morti e feriti.

Anche giovedì 8 agosto, le tensioni sono continuate, coinvolgendo altresì le forze della cintura di sicurezza. Fonti locali hanno riportato che nella giornata dell’8 agosto è stata riportata la morte di un civile ed il ferimento di un bambino. Il giorno precedente, invece, il bilancio è stato di 5 morti e 9 feriti.

Da un lato, vi sono le brigate per la sicurezza presidenziale mentre, dall’altro, i gruppi armati a sostegno delle forze separatiste locali, oltre a quelle della cintura di sicurezza e sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (UAE). L’8 agosto, gli scontri si sono estesi in diversi quartieri della città di Aden. Fonti locali hanno riferito che sono stati impiegati carri armati e artiglieria pesante.

Le forze governative si sono dispiegate altresì in prossimità dell’edificio del Primo Ministro e del campo di Tariq, nel quartiere di Khor Maksar, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di tali aree. Uomini armati del Consiglio di transizione, legato ai separatisti, invece, si sono barricati nei quartieri di Crater. Questi hanno, inoltre, provato a prendere d’assalto il palazzo presidenziale, in risposta ad un invito dei propri leader, ma senza riuscirci. Aden, al momento, vive una fase di stasi e immobilità quasi totale. Secondo alcuni testimoni oculari, veicoli militari e membri dell’esercito delle forze secessioniste si stanno radunando in diversi punti della città.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale, presieduto da Rabbu Mansour Hadi, si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le forze secessioniste ed il governo di Hadi non concordano su alcuni aspetti e politiche riguardanti il futuro del Paese.

Prima dell’inizio degli scontri del 7 agosto, centinaia di sostenitori delle forze secessioniste avevano partecipato al funerale di alcuni soldati del Sud e di un comandante. In tale occasione, mentre la folla intonava slogan contro il governo, hanno avuto inizio scontri e spari con le forze governative.

Inoltre, il vicepresidente del Consiglio di transizione del Sud, Hani Ben Brik, aveva invitato le proprie forze a fare irruzione nel palazzo presidenziale di Hadi e a rovesciare il governo, accusando il presidente ed il suo entourage di sostenere economicamente Al-Islah, un partito politico yemenita, fondato nel 1990 da membri yemeniti dei Fratelli Musulmani. Secondo alcuni, tale tentativo di colpo di Stato sarebbe stato supportato dagli Emirati.

Da parte loro, i leader della coalizione a guida saudita, attiva in Yemen dal 2015 a sostegno di Hadi, hanno definito gli avvenimenti di Aden pericolosi, affermando il proprio rifiuto verso qualsiasi misura che mini la sicurezza e la stabilità della città.  Inoltre, il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, ha affermato che la sua alleanza non accetterebbe di compromettere gli interessi del popolo yemenita. Pertanto, tutte le parti coinvolte sono state chiamate ad impegnarsi per superare questa fase critica e le relative conseguenze, in adempienza con gli interessi nazionali.

Il ministro dell’Interno yemenita, Ahmed al-Mayssari, si è detto pronto ad affrontare qualsiasi azione contro il governo. Tuttavia, ha invitato il popolo yemenita a non alimentare ulteriormente le tensioni, che potrebbero portare solo ad un peggioramento del conflitto, a vantaggio dei ribelli sciiti Houthi.

Ad alimentare lo stato di ribellione contro il governo, il 1 agosto, ad Aden, si sono verificati due attacchi. Secondo quanto riportato, il bilancio complessivo delle vittime è stato di 49 morti e 48 feriti, tra cui 40 delle forze della cintura di sicurezza e 13 membri delle forze dell’ordine.  Il primo attacco ha visto l’esplosione di un’autobomba situata presso la stazione di polizia Omar Al-Mukhtar, nel quartiere Sceikh Othman. Il 2 agosto, l’ISIS ha rivendicato tale offensiva. Il secondo attacco è stato effettuato per mezzo di missili, lanciati contro una cerimonia di laurea delle forze della cintura di sicurezza. Quest’ultimo attacco ha causato la morte, tra le altre vittime, del capo delle forze di supporto, il brigadiere Munir Al-Yafai.

Negli ultimi anni, la città di Aden è stata utilizzata per preparare i pasti per le forze yemenite addestrate e sostenute dagli Emirati Arabi Uniti. In passato, invece, Aden era la capitale dello Yemen del Sud, prima che le due aree del Paese venissero unite, il 22 maggio 1990. La città costituisce la sede del governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, e la capitale transitoria dello Yemen, da quando la capitale ufficiale yemenita, Sana’a, è stata conquistata dalle forze dei ribelli.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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