USA e Turchia: accordo sulla “safe zone” nel Nord della Siria

Pubblicato il 8 agosto 2019 alle 9:10 in Turchia USA e Canada

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La Turchia e gli Stati Uniti hanno concordato di istituire un centro operativo comune per la creazione di una zona sicura nel Nord della Siria, minacciato da un’offensiva anti-curda.

L’accordo è stato stretto mercoledì 7 agosto, dopo 3 giorni di intensi negoziati tra i funzionari dei due alleati NATO nella capitale turca, Ankara. Una dichiarazione congiunta del Ministero della Difesa turco e dell’ambasciata degli Stati Uniti ad Ankara riferisce che le due parti hanno concordato di istituire un centro operativo, con sede in Turchia, “il più presto possibile” e che la zona sicura diventerà un” corridoio di pace”. Le delegazioni hanno, inoltre, concordato su una “rapida attuazione delle misure iniziali per far fronte ai problemi di sicurezza della Turchia”. “Ogni sforzo deve essere fatto affinché i siriani sfollati possano tornare nel loro Paese”, si legge nella dichiarazione congiunta.

Non è ancora chiaro quando sarà stata creata la zona sicura, ma per il momento l’istituzione di un centro operativo potrebbe scongiurare il lancio di un’offensiva turca nella regione situata a Est del fiume Eufrate, in Siria. Prima della conclusione dei colloqui, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha sottolineato che la Turchia era pronta a lanciare un’operazione in tale area. “I nostri piani, i preparativi, lo spiegamento delle nostre unità sul campo sono tutti completi. Ma abbiamo detto che vogliamo agire insieme al nostro amico e alleato, gli Stati Uniti”, ha affermato. Akar ha poi aggiunto che la Turchia si aspetta che gli Stati Uniti mettano fine al loro sostegno all’YPG, che è stato il principale alleato di Washington nella lotta contro lo Stato Islamico. “Ci aspettiamo che i nostri amici statunitensi agiscano in uno spirito di alleanza e di partnership strategica”, ha dichiarato Akar.

Il segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, il 6 agosto, aveva definito “inaccettabile” un’operazione unilaterale turca in Siria. Esper aveva poi suggerito che un’operazione turca nel Nord della Siria potrebbe influire sulla lotta delle Syrian Democratic Forces (SDF) contro l’ISIS. Con il sostegno degli Stati Uniti, le SDF hanno recuperato il controllo di gran parte della Siria Nord-orientale dallo Stato Islamico dell’Iraq e dal Levante, negli ultimi 4 anni. Il presidente turco, Tayyip Erdogan, il 4 agosto, aveva annunciato che Ankara avvierà un’operazione militare nell’area siriana controllata dai curdi a Est del fiume Eufrate, nella Siria settentrionale.

Il leader di Ankara aveva reso noto che sia Mosca sia Washington erano state messe al corrente delle operazioni militari programmate, ma ha preferito non comunicare la data effettiva di inizio. Si tratterà della terza operazione avviata dalla Turchia all’interno dei confini siriani negli ultimi 3 anni. “Siamo entrati ad Afrin, a Jarablus, e Al-Bab. Adesso entreremo a est dell’Eufrate”, aveva annunciato Erdogan in occasione della conferenza stampa del 4 agosto. 

Già in passato la Turchia aveva suggerito l’ipotesi di un intervento a Est dell’Eufrate, ma aveva sempre posticipato tale progetto in quanto aveva posto in essere un accordo con Washington per creare una zona “cuscinetto” sicura, entro i confini siriani, che fosse sgombrata dai militanti curdi delle YGP. In tal proposito, gli Stati Uniti e la Turchia si erano preparati ad accelerare gli sforzi per la creazione di una “safe zone” nei pressi della città siriana di Manbij, nel Nord del Paese. È quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, del 24 luglio.

La proposta di istituire una zona di sicurezza nell’area era stata avanzata per la prima volta dal presidente americano, Donald Trump, durante un colloquio telefonico con il suo omologo turco, il 14 gennaio scorso. Tuttavia, i progressi fatti in questi mesi sono stati scarsi e la firma, prevista da tempo, di un vero e proprio accordo tra le parti è ancora in stallo. La Turchia ha pertanto accusato gli Stati Uniti di aver lasciato stagnare tale progetto, e ha chiesto loro di recidere i legami con le People’s Protection Units, che fanno parte delle SDF. Queste rappresentano un alleato-chiave della Casa Bianca nelle battaglie contro l’ISIS, ma sono considerate un’organizzazione terroristica da Ankara, che le reputa una diretta estensione del partito curdo, PKK.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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