Siria: si tenta il controllo delle strade internazionali

Pubblicato il 8 agosto 2019 alle 13:16 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano stanno avanzando sempre più nell’area rurale settentrionale di Hama, nell’Ovest della Siria, proseguendo con il proprio piano di conquista delle zone in mano ai ribelli, situate nel governatorato di Idlib e nelle aree circostanti, oltre alla liberazione, forzata, di strade internazionali.

Nello specifico, nella giornata del 7 agosto, le forze del regime hanno preso il controllo di due villaggi, Al-Arbaeen e Zakat, della periferia di Hama, che rappresenta il primo fronte di difesa del governatorato di Idlib. La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia.

Secondo quanto dichiarato da fonti locali, gli scontri sono durati diverse ore e hanno visto bombardamenti, anche per mezzo di razzi, e battaglie violente con artiglieria pesante. Anche il 6 agosto, le forze del regime hanno attaccato il villaggio di Al-Arbaeen, in collaborazione con le forze aeree russe e l’impiego dei loro aerei da guerra.

Da un lato, il regime siriano sta cercando di avanzare verso le città più importanti di tale area, con l’obiettivo di imporre la propria presenza e quella degli alleati russi contro le fazioni di opposizione. Dall’altro lato, queste ultime stanno provando a respingere i tentativi di controllo strategico. A detta delle fonti locali, le forze del regime sono ora vicine alla città di Kafr Zita, oramai “in grave pericolo”, ed è stato evidenziato che prendere il controllo di Zakat significa mettere in sicurezza completamente la strada di Hama Latakia. Ciò è, però avvenuto, attraverso l’uso di forza e violenza, con circa 100 sortite e 1500 missili.

Tale piano rompe la tregua stabilita precedentemente, il 1 agosto scorso, e quanto discusso durante la 13esima sessione dei colloqui di Astana, tenutisi il 1 e 2 agosto scorso. Si tratta di colloqui sulla Siria che vedono Russia, Turchia e Iran come Paesi garanti. Questi ultimi hanno raggiunto un accordo per prendere delle “misure operative”, volte alla salvaguardia dei civili e delle forze militari, posti sia dentro sia fuori l’area di de-escalation di Idlib.

Secondo quanto rivelato anche dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gli aerei siriani hanno cominciato a lanciare raid e barili esplosivi in diverse aree di Idlib e nei propri dintorni sin dal primo pomeriggio del 5 agosto. La prima città ad essere colpita è stata Khan Shaykhun, nel Sud del governatorato di Idlib, dove attacchi sferrati da aerei russi hanno causato diversi morti.

Le offensive sono riprese dopo che comandanti dell’esercito siriano hanno accusato i “gruppi terroristici armati sostenuti dalla Turchia” di non aver rispettato il cessate il fuoco, perpetrando diversi attacchi contro i civili delle aree di sicurezza. Anche la Russia ha affermato di aver ripreso i propri attacchi in quanto la tregua era subordinata all’impegno, da parte di Ankara, del rispetto dell’accordo di Sochi e ciò non si è verificato.

L’intensificazione dei raid aerei ha avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

A detta dell’Osservatorio siriano, il regime e la Russia hanno condotto circa 65.000 attacchi aerei e terrestri nei tre mesi della loro violenta campagna nell’area di de-escalation di Idlib. 39 attacchi sono stati condotti contro strutture sanitarie e personale medico, cui si aggiunge il danneggiamento di almeno 50 scuole. Save the Children ha, poi, aggiunto che il bilancio dei bambini uccisi ad Idlib nelle ultime 4 settimane supera il numero totale relativo al 2018. Si parla di almeno 33 bambini morti dal 24 giugno, mentre in tutto il 2018 il numero arriva a 31.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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