Hong Kong: continuano le proteste, allerta per i viaggiatori USA

Pubblicato il 8 agosto 2019 alle 11:26 in Hong Kong USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno allertato i propri cittadini che si trovano a Hong Kong, esortando tutti a prestare maggiore attenzione, a causa dei crescenti disordini civili legati alle proteste contro il governo di Carrie Lam.  

“Le proteste e gli scontri si sono riversati in quartieri diversi da quelli in cui la polizia ha permesso le marce o le manifestazioni”, ha dichiarato un funzionario statunitense. “Queste manifestazioni, che possono aver luogo con poco o nessun preavviso, probabilmente continueranno”, ha aggiunto. Anche l’Australia ha allertato i propri cittadini, mercoledì 7 agosto, sul rischio legato a viaggiare ad Hong Kong. 

Altre proteste sono previste in diversi distretti in tutta la città questo fine settimana, a partire da venerdì 9 agosto. I manifestanti hanno riferito che è in atto la pianificazione di una protesta di 3 giorni presso l’aeroporto internazionale della città. Carrie Lam, il capo dell’esecutivo di Hong Kong, ha visitato i distretti interessati dai disordini per parlare con i residenti e ispezionare una stazione di polizia che era stata oggetto di recenti proteste. Dopo la visita ha dichiarato che il governo avrebbe presentato misure volte a migliorare lo stile di vita dei cittadini.

I giovani sono stati in prima linea nelle proteste, che hanno visto l’arresto di 589 persone in due mesi, il più giovane ha 13 anni. Diverse migliaia di avvocati di Hong Kong, vestiti di nero, hanno marciato in silenzio mercoledì 7 agosto, per chiedere al governo di salvaguardare l’indipendenza del dipartimento di Giustizia della città. La categoria teme che i procedimenti giudiziari nei confronti dei manifestanti stiano assumendo tendenze sempre più politiche. Molte delle persone arrestate sono state accusate di rivolta, che può essere punita con 10 anni di reclusione.

Le proteste sono iniziate il 31 marzo, a seguito della presentazione, da parte del governo di Carrie Lam, di un disegno di legge che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Questi disordini hanno messo sotto pressione il governo, che ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze di polizia, che sono state spesso accusate di utilizzare eccessivamente la forza.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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