Algeria: l’esercito a favore di una soluzione costituzionale

Pubblicato il 8 agosto 2019 alle 17:36 in Africa Algeria

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Il capo di Stato maggiore algerino, Ahmed Gaid Salah, ha ribadito, l’8 agosto, il proprio impegno per promuovere una “soluzione costituzionale”, volta a risolvere la crisi politica in Algeria.

Tale “soluzione costituzionale” è considerata “la garanzia fondamentale” per salvaguardare l’esistenza dello Stato e delle sue istituzioni. A tal proposito, Salah ha evidenziato l’aderenza e la ferma posizione dell’esercito algerino in merito al quadro costituzionale, per giungere ad una risoluzione delle problematiche attuali.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Salah ha dichiarato, sempre l’8 agosto, che un dialogo serio potrà essere promotore di soluzioni adeguate e creerà le giuste condizioni per giungere alle prossime elezioni presidenziali e per indirle al più presto. Secondo il capo di Stato maggiore, inoltre, è necessario creare una commissione elettorale indipendente che possa preparare e organizzare tali elezioni.

Il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, il 25 luglio scorso, ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali. Tale gruppo è guidato da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed include altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date. In particolare, lo scorso 29 luglio, tale commissione ha presentato il proprio piano di lavoro, basato su un’attività di mediazione tra le autorità pubbliche, la società civile ed i partiti politici.

Il coordinatore Karim Younes ha recentemente affermato che il periodo postelettorale sarà un periodo transitorio in cui verrà effettuata una revisione della costituzione. Inoltre, Younes ha specificato che la commissione per il dialogo rappresenta un’entità libera, che non appartiene ad alcuna autorità né costituisce un portavoce di altri partiti e associazioni.

Lo scorso 7 agosto, si è tenuto il primo incontro della commissione per il dialogo e la mediazione con alcuni rappresentanti del movimento popolare. Durante tale evento è stata sottolineata la necessità di organizzare elezioni presidenziali nel breve tempo, senza la necessità di una fase di transizione, che si è rivelata inefficace durante gli anni ’90. Inoltre, tali elezioni dovrebbero altresì vedere la presenza di un’entità indipendente con mansioni organizzative e di monitoraggio.

Le elezioni sono tra i motivi di base delle tensioni in Algeria. Queste erano previste inizialmente per il 4 luglio ma, al momento, non è stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese Nord-africano.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro, Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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