Yemen: coordinamento con gli USA per contrastare l’Iran

Pubblicato il 7 agosto 2019 alle 9:20 in USA e Canada Yemen

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Il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, ha dichiarato, il 6 agosto, che Yemen e Stati Uniti sono coordinati e cooperano in diversi campi, tra cui la lotta al terrorismo ed il contrasto all’ingerenza iraniana.

Tale dichiarazione giunge in occasione dell’incontro del presidente con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Yemen, Christopher Henzel. In particolare, a detta di Hadi, uno degli obiettivi della cooperazione Yemen- USA è far fronte alle ambizioni dell’Iran in Yemen, e ai tentativi di destabilizzare la sicurezza e la stabilità a livello sia regionale sia mondiale. Il presidente yemenita aveva già precedentemente messo in guardia dalle possibili ripercussioni dell’intervento iraniano nel proprio Paese.

Inoltre, Hadi ha elogiato il sostegno e gli sforzi profusi da Washington a favore dello Yemen e del processo di pace. Da parte sua, l’ambasciatore statunitense ha ribadito il sostegno del proprio Paese in Yemen e l’appoggio per il governo legittimo, volto a promuovere unità, sicurezza e stabilità.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Tra gli ultimi sviluppi della guerra yemenita, lo scorso 5 agosto, le forze dell’esercito del governo yemenita, sostenute dalla coalizione, hanno liberato nuove posizioni ad Est di Haradh, nella provincia di Hajjah, situata nel Nord-Ovest del Paese. Ciò è avvenuto in seguito a un attacco alle posizioni delle milizie dei ribelli, in cui queste sono state costrette a fuggire. Tale scontro ha causato morti e feriti tra le milizie Houthi, oltre alla distruzione di numerosi armamenti. Nella stessa giornata, l’esercito yemenita ha altresì colpito un deposito di armi, appartenente ai ribelli, situato nella provincia di Saada, provocando altresì la morte di combattenti sciiti.

Tale conflitto vede confrontarsi non solo il governo yemenita ed i ribelli ma anche Stati Uniti e Iran, a sostegno delle due fazioni opposte. Washington e Teheran sono i principali attori di tensioni che, negli ultimi mesi, hanno interessato l’intera regione del Golfo. Il punto di inizio è stato l’8 maggio 2018, quando il capo della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015, imponendo nuovamente sanzioni contro l’Iran. Ciò ha portato ad un’escalation dei rapporti Stati Uniti- Iran, che continua tuttora a destabilizzare l’intera arena internazionale.

Circa la presenza statunitense in Yemen, il 16 aprile scorso, Trump ha posto il veto sulla mozione del Congresso che imponeva l’uscita degli Stati Uniti dal conflitto yemenita e con cui si desiderava ritirarsi da uno dei sanguinosi conflitti “all’estero”. Sin dal 2015, gli USA forniscono sostegno militare, e anche informazioni di intelligence, alla coalizione con Emirati e Arabia Saudita. Tale coalizione risulta essere la maggiore responsabile delle vittime causate dal conflitto, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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