Tunisia: corsa alla presidenza, Ennahdha candida Mourou

Pubblicato il 7 agosto 2019 alle 16:01 in Africa Tunisia

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Il maggiore partito politico tunisino, Ennahdha, ha nominato il proprio vice-presidente, Abdel Fattah Mourou, candidato alle prossime elezioni presidenziali. Mourou affronterà un ex presidente tunisino, Moncef Marzouki.

Dopo la morte improvvisa del presidente Beji Caid Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato che nuove elezioni presidenziali sono attese per il prossimo 15 settembre. Saranno le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione. Pertanto, gli aspiranti candidati stanno presentando, in questi giorni, la propria domanda di candidatura. Tra questi, Abdel Fattah Mourou, del partito Ennahdha, di orientamento islamista moderato.

Come sottolineato dal presidente di tale partito, Abdulkarim Harouni, la decisione è stata presa in seguito a consultazioni, in cui la maggioranza si è espressa a favore della candidatura. Si tratta della prima volta in cui Ennahdha propone un proprio candidato sin dalla transizione politica tunisina, avvenuta con la rivoluzione del 2011. Harouni ha altresì evidenziato l’atmosfera democratica che ha prevalso nella riunione del Consiglio della Shura, nonostante le opinioni divergenti e il dibattito scaturito.

Mourou, un avvocato di 71 anni, è stato definito una figura nazionale, popolare dentro e fuori il movimento. È stato altresì chiarito che Ennahda non ha scelto un candidato dall’esterno perché non esiste una personalità che tenga conto degli interessi sia del Paese sia del movimento. Per alcuni, il candidato sarà in grado di unire i cittadini tunisini e trovare consenso tra i rivali, ciò di cui la Tunisia ha bisogno ora.

Tuttavia, sono state riscontrate altresì opposizioni da chi sosteneva la candidatura di qualcuno esterno al movimento. Un politico tunisino, Rafik Abdessalem, ha definito il candidato “esausto” per la Tunisia stessa, per la propria esperienza democratica e le prospettive future.

Al momento, Mourou è presidente in parlamento, dopo che l’ex presidente parlamentare, Mohamed Ennaceur, è stato eletto capo di Stato ad interim, lo scorso 25 luglio. Il candidato ha a lungo richiesto riforme per il proprio partito, con l’obiettivo di renderlo più aperto e prendere le distanze dalla Fratellanza Musulmana. Tuttavia, alcuni critici hanno visto in Mourou una doppia personalità, contraddittoria in merito al ruolo dell’Islam nella società.

Da parte sua, Marzouki, lo scorso 6 agosto, ha dichiarato, in un’intervista alla radio, di voler ritornare alla sua vecchia posizione, assunta momentaneamente dal 2011 al 2014. Il candidato è sostenuto da un’alleanza di opposizione, dal nome “Un’altra Tunisia”.

Sino ad ora, il numero di candidati alle prossime elezioni presidenziali ammonta a 29, divisi tra partitici e indipendenti. Le liste sono state aperte il 2 agosto scorso e vi sarà tempo fino al 9 per presentare la propria candidatura. Si prevede che entro il 14 agosto possa essere definita la lista finale dei candidati.

Per un giornalista, Amanallah Al-Mansouri, la Tunisia rappresenta un’eccezione, in quanto qualsiasi cittadino, che soddisfi determinate condizioni, può diventare capo di Stato. È stata altresì espressa felicità di fronte alla presenza di candidati sconosciuti insieme a figure politiche significative.

Il presidente in Tunisia ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro. Quest’ultimo viene scelto dal parlamento ed ha autorità sulle questioni interne. Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. 

La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. Tuttavia, tale transizione è stata frenata da problemi economici che hanno causato diverse proteste. Lo scorso 7 gennaio, i cittadini tunisini sono scesi in piazza in almeno dieci città per manifestare contro le misure di austerity, che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, imposte dal governo tunisino per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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