Israele farà parte della missione nel Golfo

Pubblicato il 7 agosto 2019 alle 17:45 in Israele Medio Oriente

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Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha dichiarato, il 6 agosto, che il proprio Paese prenderà parte alla missione navale, promossa dagli Stati Uniti, volta a promuovere la sicurezza delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz.

La dichiarazione è giunta nel corso di una riunione a porte chiuse del Comitato per gli affari esteri e la sicurezza della Knesset, dove è stato precisato che Israele parteciperà alle attività dell’intelligence ed in altri campi, che non sono stati rivelati. A detta di Katz, la decisione fa parte degli interessi strategici del Paese, che vedono la volontà di contrastare l’Iran e di rafforzare i legami con i Paesi del Golfo.

Il ministro ha rivelato che la decisione è stata presa dopo il 1 luglio scorso, quando si era recato ad Abu Dhabi per partecipare ad un vertice internazionale sul clima. In tale occasione, Israele ed Emirati Arabi Uniti (UAE) avevano altresì discusso della posizione e ingerenza iraniana in Medio Oriente e delle modalità per affrontare le relative minacce. In tale quadro, è stato evidenziato che la cooperazione tra Israele e Emirati Arabi Uniti va oltre gli affari diplomatici e di intelligence. Nel mese di aprile scorso, membri dell’Aeronautica militare di entrambi i Paesi hanno partecipato a esercitazioni aeree congiunte nella base greca di Andravida.

La decisione di Katz coincide, inoltre, con l’avvio di un’esercitazione internazionale guidata dal braccio navale israeliano nel porto di Haifa. Tale esercitazione, che durerà per diversi giorni e coinvolgerà dieci flotte straniere, prevede l’addestramento in uno scenario che imita le operazioni umanitarie in caso di terremoto.

Secondo una analista militare, l’elemento aggiuntivo fornito da Israele all’alleanza promossa dagli USA è rappresentato dalla presenza di navi da guerra israeliane, equipaggiate con missili, a Bab al-Mandeb, lo stretto che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden. Tali navi sono state, probabilmente, poste in tale area per fronteggiare azioni di pirateria ma soprattutto per salvaguardare la navigazione dalle minacce del gruppo di ribelli sciiti Houthi, attivo in Yemen.

Il 6 agosto scorso, anche il Regno Unito ha annunciato che parteciperà alla missione di sicurezza marittima degli Stati Uniti, con l’obiettivo principale di garantire la libertà di tutte le spedizioni internazionali. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha accolto con favore la decisione britannica e ha descritto la missione una sfida internazionale.

Le tensioni riguardanti l’Iran e Regno Unito sono nate il 4 luglio scorso, quando la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro ,l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Il 29 luglio scorso, inoltre, la nave da guerra inglese HMS Duncan, la più moderna della Marina militare britannica, è entrata, nelle acque del Golfo Persico per “garantire la sicurezza della navigazione”. Il cacciatorpediniere è stato inviato per scortare, attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, le imbarcazioni battenti bandiera del Regno Unito.

Il ripristino della libertà di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale, situato tra l’Oman e l’Iran.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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