Crisi in Kashmir: Pakistan espelle l’ambasciatore indiano

Pubblicato il 7 agosto 2019 alle 20:24 in India Pakistan

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Il Pakistan ha dichiarato che espellerà l’ambasciatore indiano e sospenderà il commercio bilaterale con Nuova Delhi, mentre la tensione in Kashmir cresce.

Moin-ul-Haq, nuovo ambasciatore del Pakistan in India, non ha ancora assunto l’incarico e, pere il momento, non si trasferirà a Nuova Delhi. In Pakistan, invece, l’ambasciatore indiano, Ajay Bisaria, sarà espulso, secondo quanto ha comunicato Islamabad in una nota, mercoledì 7 agosto. “È ovvio che il nostro ambasciatore non andrà a Delhi, e ovviamente anche l’ambasciatore che è qui se ne andrà”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Shah Mahmood Qureshi. Il Ministero degli Esteri indiano non ha ancora risposto alla richiesta di commento sulla decisione del Pakistan.

La Cina e il Pakistan, che rivendicano entrambi una parte della regione del Kashmir, si sono fermamente opposti alla decisione dell’India di abolire una disposizione costituzionale che garantiva autonomia legislativa all’unico stato a maggioranza musulmana del Paese. Intanto, in Kashmir, migliaia di forze di sicurezza indiane hanno disperso le proteste di mercoledì 7 agosto, supportate dalla prolungata sospensione dei servizi telefonici e dal blocco di internet, imposto il 5 agosto.

Le strade della principale città del Kashmir, Srinagar, rimangono deserte per il terzo giorno consecutivo, con quasi tutti i negozi chiusi, escluse alcune farmacie. La polizia federale ha presidiato i numerosi posti di blocco mobili della città, limitando il movimento delle persone. Gruppi di giovani manifestanti hanno lanciato pietre contro i soldati e la polizia, mentre urlavano slogan che esprimevano la rabbia delle persone di rimanere isolati dal mondo a causa del blocco delle telecomunicazioni. 

La fine dell’autonomia del Kashmir arriva dopo che, il 2 agosto, le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato contro un pellegrinaggio Hindu nella regione del Kashmir. L’attacco, secondo le autorità, era stato pianificato da alcuni militanti supportati dall’esercito del Pakistan.  Secondo quanto rivelato dall’esercito, il governo di Nuova Delhi aveva ricevuto dall’intelligence del Paese diversi report in cui si evidenziava il rischio di una serie di attacchi presso i sentieri utilizzati da centinaia di pellegrini Hindu che ogni anno si dirigono verso il luogo sacro di Amarnath. Le forze armate avevano, quindi, condotto diverse incursioni, a seguito delle quali hanno recuperato alcuni armamenti che riportavano il marchio di fabbricazione del Pakistan. Tra questi mine, munizioni, esplosivi e armi.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. 

In tale clima di rivalità, l’India ha negli anni accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan da parte sua nega le accuse, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana che lotta per l’autodeterminazione. Tuttavia, tali rassicurazioni non hanno mai dissipato la convinzione dell’India di un sostegno pakistano ai militanti della regione. Da parte sua, il primo ministro di Islamabad, Imran Khan, ha affermato che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”.  

Le relazioni tra India e Pakistan si sono ulteriormente inasprite il 14 febbraio, quando un attentato suicida nella regione del Kashmir ha provocato la morte di 44 indiani. L’attacco era stato rivendicato da un gruppo militante islamista pakistano, il Jaish-e-Mohammad (JeM). Dall’attentato del 14 febbraio, Il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo e i vettori stranieri che partono dal territorio indiano sono stati costretti a fare costose deviazioni. Le relazioni sono rimaste tese fino al 20 giugno, quando il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha riferito al suo omologo pakistano che l’India desidera relazioni pacifiche con il suo vicino, ma ciò richiede “un ambiente di fiducia, privo di terrore, violenza e ostilità”. Poco dopo, il Pakistan ha riaperto il suo spazio aereo all’India.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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