Argentina: il dollaro al centro della campagna elettorale

Pubblicato il 7 agosto 2019 alle 9:36 in America Latina Argentina

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Il dollaro è protagonista della prima tappa della corsa elettorale argentina che porterà all’elezione del presidente il prossimo 27 ottobre. Le primarie obbligatorie di domenica prossima (PASO) serviranno a misurare le forze di Mauricio Macri e Alberto Fernández, con la valuta americana al centro delle preoccupazioni dei candidati. Qualsiasi aumento, come quello registrato lunedì 5 agosto dopo quasi tre mesi di calma, favorisce in linea di principio la candidatura kirchnerista, ma una chiara vittoria dell’opposizione potrebbe portare a un ulteriore calo del peso nei confronti del dollaro , il che renderebbe le cose ancora più difficili per Macri. Tutti gli analisti e i politologi aspettano dunque le prossime variazioni del dollaro rispetto al peso, il cui deprezzamento è all’origine di oltre 15 mesi di calo dell’economia argentina, interrotto solo dai dati di giugno grazie alla ripresa delle esportazioni agricole.

Alberto Fernández, il candidato alla presidenza che è accompagnato dall’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner come aspirante vicepresidente, ha sottolineato l’indebolimento del peso rispetto al dollaro per giorni. L’instabilità finanziaria gli conviene, sottolinea la stampa pro-governativa, e Fernández non evita promesse che sembrano rivolte a mantenere il peso sotto pressione, almeno fino a domenica 11 agosto. Disse che se avesse vinto, avrebbe abbassato gli interessi dei bond, ora al 61,6% annuo, con l’intenzione che gli 1,3 miliardi di pesos investiti in queste obbligazioni iniziassero a spostarsi verso il dollaro. Ha anche affermato che il dollaro è a buon mercato agli attuali 46,3 pesos, e che in base al mercato dei futures dovrebbe aumentare del 25% fino a dicembre. Le sue parole, considerate schermaglie di campagna elettorale, non hanno avuto molto effetto, ma la crisi monetaria internazionale lunedì, dopo la svalutazione della valuta cinese, sì. Il peso è sceso dell’1,8% in un solo giorno e accumula una diminuzione del 7% in due settimane.

Il governo cerca di trasmettere calma alla popolazione e agli investitori. Lunedì ha sottolineato che tutte le valute della regione sono cadute in modo simile e ha ribadito, tramite il vice capo di Gabinetto, Andrés Ibarra, che l’economia argentina è più forte di tre mesi fa. Macri fa affidamento soprattutto sui 5 miliardi di dollari che la Banca Centrale ha preparato per intervenire sui mercati e mantenere la stabilità del peso entro domenica.

Mentre Fernández afferma che il costo del dollaro deve salire, il candidato centrista Roberto Lavagna, ministro dell’Economia durante la ripresa economica dopo il crollo finanziario del 2001 e del 2002, afferma che il dollaro è molto costoso e dovrebbe scendere. Il risultato di Lavagna, tanto domenica prossima quanto a ottobre, sarà chiave in funzione dell’eventuale secondo turno tra Macri e Fernández.

Gli analisti considerano che un vantaggio di Fernández attorno ai 2-4 punti domenica prossima, come indicato dalla maggioranza dei sondaggi, sarebbe un “buon risultato” per Macri, che nel 2015 ne rimontò 8 a Daniel Scioli tra le primarie e il voto presidenziale. Un vantaggio di 6-8 punti sarebbe “neutrale” e molto dipenderebbe dai voti di Lavagna e di altri candidati. Se Fernández supera gli 8 punti di vantaggio, la rimonta di Macri è considerata improbabile.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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