Yemen: organizzazioni Onu sotto accusa

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 16:57 in Medio Oriente Yemen

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Mentre la guerra in Yemen continua con abusi e soprusi perpetrati da diverse parti, le Nazioni Unite non possono definirsi immuni, in quanto sospettate di varie forme di corruzione. Tale fenomeno coinvolge alcune agenzie attive nel Paese.

Negli ultimi giorni, è stato scoperto più di uno scandalo relativo a casi di corruzione nelle agenzie e nelle organizzazioni delle Nazioni Unite. L’Onu, nel corso degli anni, ha sempre chiesto trasparenza e chiarezza ai propri uffici, offendo altresì modelli a livello mondiale, ma ora sembra contraddire quanto richiesto in precedenza.

Questo quanto rivelato da alcune indagini condotte la scorsa settimana e riguardanti altresì l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), che offre assistenza a circa 5.4 milioni di rifugiati palestinesi. Secondo un rapporto pubblicato dall’Ufficio per le questioni deontologiche, alti membri posti alla dirigenza dell’agenzia hanno abusato della propria autorità e sono responsabili di pratiche di favoritismo, discriminazione e cattiva condotta sessuale.

Altre due organizzazioni sono state incluse nel rapporto e anche queste sarebbero rami dell’Onu, attivi nel mondo arabo. Inoltre, più di 10 operatori delle Nazioni Unite, operanti in Yemen, sono accusati di guadagni illeciti, derivanti dalla collaborazione con le forze coinvolte nel conflitto. Tali guadagni frutterebbero a spese delle risorse alimentari, dei medicinali, del carburante e del denaro, offerti a livello internazionale.

Per quanto riguarda l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un altro documento circolato all’interno delle Nazioni Unite e relativo alle indagini condotte, ha rivelato che persone non qualificate sono state assunte per lavori ad alto reddito, centinaia di migliaia di dollari sono stati depositati nei conti bancari personali dei dipendenti e decine di contratti sono stati approvati senza un’adeguata documentazione. Inoltre, tonnellate di medicinali e carburante in donazione sono andati persi. Inoltre, un funzionario del Fondo della Nazioni Unite per l’Infanzia, l’UNICEF, è stato accusato di aver concesso ad un membro dei ribelli sciiti Houthi di utilizzare veicoli dell’agenzia Onu, per evitare di essere colpito dalla coalizione a guida saudita.

Alcuni hanno rivelato che vi sono stretti legami tra il personale delle Nazioni Unite e funzionari locali e membri di entrambe le fazioni coinvolte nel conflitto yemenita. Secondo un rapporto confidenziale del gruppo di esperti delle Nazioni Unite per lo Yemen, le autorità Houthi fanno costantemente pressione sulle agenzie di assistenza per costringerle a reclutare membri tra i ribelli, minacciando di revocare i visti volti a controllare i loro movimenti e attuare progetti specifici. Un funzionario ha affermato che l’incapacità o la riluttanza delle Nazioni Unite nell’affrontare la presunta corruzione nei suoi programmi di assistenza danneggia gli sforzi profusi a sostegno del popolo yemenita, colpito dalla guerra.

Secondo quanto riportato, tale situazione è dannosa per la reputazione delle Nazioni Unite e, allo stesso tempo, a detta di alcuni critici, il fenomeno minaccia la linfa vitale della maggior parte dei 30 milioni di abitanti yemeniti. In tale quadro, lo scorso febbraio, le Nazioni Unite e i donatori di 16 Paesi hanno stanziato 2.6 miliardi per garantire la continuazione e l’espansione delle operazioni di assistenza umanitaria in Yemen. Gli impegni totali presi dai donatori internazionali hanno assistito ad un aumento del 30%, rispetto ai contributi volontari offerti nel 2018.

A detta di alcuni funzionari e operatori delle organizzazioni coinvolte, le indagini sono ancora in corso e numerosi dettagli devono ancora essere rivelati. Da parte sua, il 6 agosto, il governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, ha invitato le Nazioni Unite a rendere pubblici i dettagli delle indagini e le relative prove.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli a Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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