USA: l’operazione turca in Siria è “inaccettabile”

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 20:24 in Turchia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno condannato l’annuncio di un’operazione turca nella Siria del Nord, definendola “inaccettabile”, e hanno promesso di intensificare gli sforzi diplomatici con Ankara. 

“Chiaramente crediamo che qualsiasi azione unilaterale da parte turca sia inaccettabile”, ha dichiarato il segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper. Il rappresentante del governo USA ha rilasciato tali commenti durante una conferenza stampa a Tokyo, martedì 6 agosto. “Quindi quello che stiamo cercando di fare è elaborare insieme un accordo per rispondere alle loro preoccupazioni e spero che ci arriveremo”, ha aggiunto Esper. “Quello che faremo è prevenire le incursioni unilaterali che potrebbero turbare, ancora una volta, gli interessi reciproci”, ha aggiunto il nuovo capo del Pentagono. 

Esper ha poi suggerito che un’operazione turca nel Nord della Siria potrebbe influire sulla lotta delle Syrian Democratic Forces (SDF) contro l’ISIS. Con il sostegno degli Stati Uniti, le SDF hanno recuperato il controllo di gran parte della Siria Nord-orientale dallo Stato Islamico dell’Iraq e dal Levante, negli ultimi 4 anni. Il presidente turco, Tayyip Erdogan, il 4 agosto, aveva annunciato che Ankara avvierà un’operazione militare nell’area siriana controllata dai curdi a Est del fiume Eufrate, nella Siria settentrionale.

Il leader di Ankara aveva reso noto che sia Mosca sia Washington erano state messe al corrente delle operazioni militari programmate, ma ha preferito non comunicare la data effettiva di inizio. Si tratterà della terza operazione avviata dalla Turchia all’interno dei confini siriani negli ultimi 3 anni. “Siamo entrati ad Afrin, a Jarablus, e Al-Bab. Adesso entreremo a est dell’Eufrate”, aveva annunciato Erdogan in occasione della conferenza stampa del 4 agosto. 

Già in passato la Turchia aveva suggerito l’ipotesi di un intervento a Est dell’Eufrate, ma aveva sempre posticipato tale progetto in quanto aveva posto in essere un accordo con Washington per creare una zona “cuscinetto” sicura, entro i confini siriani, che fosse sgombrata dai militanti curdi delle YGP. In tal proposito, gli Stati Uniti e la Turchia si erano preparati ad accelerare gli sforzi per la creazione di una “safe zone” nei pressi della città siriana di Manbij, nel Nord del Paese. È quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, del 24 luglio.

La proposta di istituire una zona di sicurezza nell’area era stata avanzata per la prima volta dal presidente americano, Donald Trump, durante un colloquio telefonico con il suo omologo turco, il 14 gennaio scorso. Tuttavia, i progressi fatti in questi mesi sono stati scarsi e la firma, prevista da tempo, di un vero e proprio accordo tra le parti è ancora in stallo. La Turchia ha pertanto accusato gli Stati Uniti di aver lasciato stagnare tale progetto, e ha chiesto loro di recidere i legami con le People’s Protection Units, che fanno parte delle SDF. Queste rappresentano un alleato-chiave della Casa Bianca nelle battaglie contro l’ISIS, ma sono considerate un’organizzazione terroristica da Ankara, che le reputa una diretta estensione del partito curdo, PKK.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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