USA congelano beni del governo venezuelano

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 7:42 in USA e Canada Venezuela

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato il 5 agosto un ordine esecutivo che congela tutti i beni che il governo venezuelano di Nicolás Maduro ha nel paese nordamericano. “Tutte le attività e gli interessi in società del governo del Venezuela che si trovano negli Stati Uniti sono bloccati e non possono essere trasferiti, pagati, esportati, ritirati o altrimenti negoziati” – si legge nell’ordine firmato da Trump, una delle misure più radicali prese del presidente USA. Con questa azione, il Venezuela entra nell’elenco dei paesi soggetti a queste restrizioni da parte di Washington, che includono già Corea del Nord, Iran, Siria e Cuba.

L’ordine esecutivo della Casa Bianca giustifica l’azione contro Caracas con “la continua usurpazione del potere da parte di Maduro” e dei membri del suo regime, nonché “violazioni dei diritti umani, compresi arresti arbitrari o illegali” e detenzione dei cittadini venezuelani, limitazioni alla libertà di espressione e continui tentativi di “debilitare il presidente ad interim Juan Guaidó ” e l’esercizio della legittima autorità dell’Assemblea Nazionale venezuelana.

Gli Stati Uniti sono stati il primo di cinquantacinque paesi che hanno riconosciuto il presidente del parlamento come presidente ad interim del Venezuela il 23 gennaio scorso e richiedono una transizione democratica e la convocazione di nuove elezioni presidenziali trasparenti, non escludendo l’intervento militare in caso le sanzioni adottate finora non sortiscano effetto.

Questa è la prima volta in  oltre 30 anni che gli Stati Uniti congelano i beni di un paese occidentale. Dall’inizio di quest’anno Washington ha imposto sanzioni a oltre 100 persone ed entità venezuelane, tra cui la compagnia petrolifera statale PDVSA, la Banca di sviluppo del Venezuela e la Banca Centrale del Venezuela. Donald Trump aveva già avvisato la scorsa settimana che stava pensando di imporre questa severa sanzione al governo di Caracas, come reazione al sostegno che Maduro riceve dalla Cina e dall’Iran.

L’aumento della pressione è il preludio alle nuove sanzioni contro Caracas che Washington annuncerà nel corso della giornata di oggi, martedì 6 agosto, alla Conferenza internazionale per la democrazia in Venezuela, organizzata in Perù dal gruppo di Lima per affrontare la grave crisi nel paese sudamericano. Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha spiegato lunedì che descriverà in dettaglio misure “generali” che avranno “molte potenziali conseguenze”. All’incontro parteciperanno 59 paesi e tre organizzazioni internazionali: la Inter-American Development Bank (IDB) , la CAF-Development Bank of Latin America e l’ Unione Europea. Bolton ha anche avvertito la Cina e la Russia che il continuo sostegno al regime venezuelano “potrebbe influenzare il pagamento del debito contratto da Caracas dopo la caduta di Maduro”.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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