Siria: terminata la tregua, riprendono i bombardamenti

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 15:04 in Medio Oriente Siria

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Aerei siriani e russi hanno ripreso a colpire la Siria Nord-occidentale, poco dopo che Damasco ha sospeso un accordo per il cessate il fuoco, raggiunto il 1 agosto scorso.

Inoltre, il regime siriano ha accusato le fazioni jihadiste ed i militanti di essere tra i responsabili dell’attacco del 4 agosto scorso contro una base militare situata nella Siria occidentale, utilizzata altresì dalla Russia come sede delle proprie truppe e considerata uno degli impianti più importanti in mano alle forze militari governative, fedeli al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Il 1 agosto, Damasco ha accettato di porre una tregua a Idlib, dopo più di tre mesi dall’inizio della sua escalation militare e dei conseguenti bombardamenti nella regione, condotti altresì dal proprio alleato, la Russia, e che hanno causato la fuga di più di 400mila persone. Una delle condizioni per il cessate il fuoco era l’applicazione dell’accordo russo-turco stabilito il 17 settembre 2018, a Sochi. Questo prevede la creazione di un’area smilitarizzata di 15 – 20 km, in cui ribelli sconfitti ed i civili in fuga, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, possano considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. 

Secondo quanto rivelato anche dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gli aerei siriani hanno cominciato a lanciare raid e barili esplosivi in diverse aree di Idlib e nei propri dintorni sin dal primo pomeriggio del 5 agosto. La prima città ad essere colpita è stata Khan Shaykhun, nel Sud del governatorato di Idlib, dove attacchi sferrati da aerei russi hanno causato diversi morti. Un corrispondente francese, presente al confine della città, ha dichiarato di aver visto numerosi civili, tra cui molte donne e bambini, mentre provavano ad uscire dalle aree colpite. L’Osservatorio ha altresì riportato la morte di 4 civili, in seguito ad un attacco della sera del 5 agosto, nella municipalità di Murak, nel distretto di Hama.

Le offensive sono riprese dopo che comandanti dell’esercito siriano hanno accusato i “gruppi terroristici armati sostenuti dalla Turchia” di non aver rispettato il cessate il fuoco, perpetrando diversi attacchi contro i civili delle aree di sicurezza. Anche la Russia ha affermato di aver ripreso i propri attacchi in quanto la tregua era subordinata all’impegno, da parte di Ankara, del rispetto dell’accordo di Sochi e ciò non si è verificato.

L’intensificazione dei raid aerei ha avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 790 morti civili. Inoltre, più di 1000 combattenti delle fazioni dei ribelli sono morti, mentre tra le forze del regime e dei propri alleati il bilancio è di 900 morti.

A detta dell’Osservatorio siriano, il regime e la Russia hanno condotto circa 65.000 attacchi aerei e terrestri nei tre mesi della loro violenta campagna nell’area di de-escalation di Idlib. 39 attacchi sono stati condotti contro strutture sanitarie e personale medico, cui si aggiunge il danneggiamento di almeno 50 scuole. Save the Children ha, poi, aggiunto che il bilancio dei bambini uccisi ad Idlib nelle ultime 4 settimane supera il numero totale relativo al 2018. Si parla di almeno 33 bambini morti dal 24 giugno, mentre in tutto il 2018 il numero arriva a 31.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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