Libia: Haftar attacca un aereo turco a Misurata

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 9:07 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Per la seconda volta in una settimana, le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno lanciato un attacco aereo contro la base aerea di Misurata.

L’attacco, un bombardamento condotto da un drone, è avvenuto nella notte tra il 5 ed il 6 agosto ed ha colpito, nello specifico, l’Accademia dell’Aeronautica di Misurata. Secondo una dichiarazione dell’LNA, l’obiettivo colpito è stato un aereo da carico dell’aeronautica turca, di tipo Ilyushin IL-76, situato in tale aeroporto. L’LNA ha altresì specificato che è stato lanciato un solo missile, in conformità con i principi del diritto internazionale umanitario, e non sono stai riportati né danni ad edifici né vittime.

Un precedente attacco si è verificato lo scorso 3 luglio, quando raid aerei hanno colpito la medesima base. Quest’ultima riveste un’importanza strategica e militare ed è di supporto alle forze dell’esercito del governo tripolino. Da tale base aerea, le forze di Tripoli lanciano aerei da guerra e droni ed è qui che ricevono armi e munizioni dall’estero, in particolare dalla Turchia. A tal proposito, Haftar ha messo in guardia i Paesi stranieri dal sostenere militarmente il governo tripolino.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dal mese di aprile scorso.

In particolare, in un discorso del 24 luglio rivolto alle proprie truppe, il generale Haftar ha dichiarato: “Presto alzeremo lo stendardo della vittoria nel cuore di Tripoli”. L’obiettivo del generale è liberare la capitale da Est verso Ovest.

In tale quadro, l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, ha proposto, il 29 luglio, un nuovo piano che comprende diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico. Tra le richieste avanzate, una tregua a partire dal prossimo 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. 

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.