Iraq: una legge controversa contro il crimine informatico

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 10:51 in Iraq Medio Oriente

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Alcuni parlamentari iracheni hanno affermato che la legge contro i crimini informatici, sebbene abbia suscitato notevoli discussioni, verrà approvata il prossimo mese, nel corso del nuovo mandato legislativo.

La legge prevede una serie di sanzioni contro giornalisti ed editori, accusati di aver danneggiato la sicurezza dello Stato e di aver minacciato il governo. Tuttavia, si ritiene che la legge si esprima in termini generici, che porterebbero ad una restrizione della libertà di espressione ed ad una limitazione dell’accesso alle informazioni.

Pertanto, il progetto di legge ha incontrato l’opposizione di diversi gruppi e attivisti civili, che ne hanno contestato alcuni punti. Nello specifico, organizzazioni della società civile e di giornalisti e attivisti per i diritti umani ritengono che l’approvazione della legge, nella sua forma attuale, rappresenti un passo indietro ed un ritorno alle leggi dell’ex dittatore iracheno, Saddam Hussein, nonché una battuta d’arresto rispetto alle democrazie dei Paesi vicini. Secondo alcuni, la legge rappresenta un ostacolo allo sviluppo della libertà di opinione e di espressione dei media.

A detta di alcune fonti parlamentari, i membri dei comitati per la cultura e dei diritti umani stanno finalizzando la legge contro il crimine informatico e stanno revisionando alcuni suoi articoli relativi al diritto di pubblicazione e accesso alle informazioni, alla libertà di espressione di opinioni personali, nonché alle sanzioni, che arrivano fino a sette anni di reclusione, per tutti coloro che estorcono o minacciano attraverso i social network. Tale revisione sarà poi sottoposta e al voto della Camera dei rappresentanti.

Anche Amnesty International ha descritto il disegno di legge sulla criminalità informatica, che include la clausola sui crimini di pubblicazione, una “battuta d’arresto catastrofica” per la libertà di espressione in Iraq, soprattutto perché impone sanzioni severe ai critici che si esprimono pacificamente online, tra cui la detenzione ed ingenti multe.

Secondo un attivista e giornalista, Abdullah Al-Dlaimy, tale legge, nella stesura pubblicata sul sito della Camera dei Rappresentanti, si è rivelata troppo generica e, pertanto, renderà lo Stato in grado di schiacciare qualsiasi giornalista che esprime la propria opinione, rappresentando un nuovo strumento di repressione. Al-Dlaimy ha evidenziato che il progetto di legge mira ad indebolire qualsiasi movimento o influenza delle forze di opposizione civili nel criticare la situazione generale, legittima uno Stato di polizia, e non riconosce l’opinione altrui. “Il parlamento vuole uccidere gli oppositori mettendoli a tacere o minacciandoli con la reclusione, e ciò è inaccettabile”, queste le parole dell’attivista.

A detta di un membro del comitato per i diritti umani del parlamento iracheno, Arshad al-Salihi, il progetto di legge e gli emendamenti proposti non incidono sulle libertà personali e civili di attivisti e blogger sui social network. Lo scopo è frenare la promozione di idee terroristiche e prevenire casi di estorsione e scandalo. La legge rappresenterà “il buono” che regola e controlla il dialogo all’interno dei canali di informazione mentre la costituzione continuerà a garantire le libertà di ciascun individuo. Tuttavia, a detta di Al-Saliki, molti oppositori non percepiscono tali aspetti.

La legge contro il crimine informatico include 31 articoli e risale al 2011. Sebbene sia stata modificata precedentemente, contiene ancora parti oggetto di critica, come l’articolo 6, che stabilisce che chiunque tenti di utilizzare la rete di informazioni contro l’ordine pubblico e la sicurezza deve essere punito con l’ergastolo o una multa compresa tra 25 e 50 milioni di dinari iracheni, ovvero tra 21mila e 42mila dollari.

Tuttavia, un avvocato iracheno, Abdullah Al-Ali, ritiene che sarà difficile che la legge venga approvata in un contesto che vede l’ira dei giornalisti iracheni ed un chiaro rifiuto da parte di organizzazioni internazionali come l’UNICEF e Human Rights Watch.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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