Crisi in Kashmir: India valuta la fine dell’autonomia

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 12:06 in India Pakistan

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Il parlamento indiano sta discutendo un disegno di legge che priverebbe il Kashmir del suo status costituzionale speciale, mentre la regione rimane isolata da oltre 24 ore per motivi di sicurezza.

Il ministro degli Interni indiano, Amit Shah, ha presentato tale provvedimento alla camera bassa del parlamento indiano, martedì 6 agosto. Il disegno di legge prevede la divisione del Kashmir in due “union territories”. La proposta arriva un giorno dopo l’emissione di un ordine presidenziale che annullava l’articolo 370, una disposizione costituzionale che garantiva alla regione contesa del Kashmir una parziale autonomia. Tali misure sono state precedute dallo stanziamento di truppe aggiuntive nell’area, una delle più militarizzate al mondo, dove la ribellione armata contro il governo indiano dura da 3 decenni.

Intanto, il Kashmir rimane isolato dal mondo esterno per il secondo giorno di fila, martedì 6 agosto, con frequenti interruzioni dei collegamenti telefonici e un accesso limitato ad internet. Alla popolazione è stato imposto un coprifuoco, il cui rispetto è monitorato dall’esercito. Non è la prima volta che i servizi di telefonia mobile e internet vengono interrotti in Kashmir, ma in questa occasione il governo ha anche isolato i telefoni fissi e le reti televisive via cavo. “Anche agli operatori sanitari non è permesso muoversi col coprifuoco”, ha raccontato un residente del distretto di Baramulla, nel Nord del Kashmir. “I biglietti aerei vengono considerati come un pass, ma solo se arrivi dall’aeroporto”, ha aggiunto. Le scuole e molti negozi sono chiusi e non è chiaro quando la situazione tornerà alla normalità.

Una reazione sarà imminente, poiché molti considerano le decisioni dell’India come una violazione di fiducia, ha dichiarato Shah Faesal, il leader del partito noto come Jammu e il Kashmir People’s Movement. “Potremmo vedere un’insurrezione quando la guardia è bassa”, ha affermato Faesal. “La gente sta prendendo tutto questo come un’umiliazione”, ha poi aggiunto. Le proteste sporadiche che si sono verificate lunedì 5 agosto, nella città di Srinagar, sono state disperse dalle forze di sicurezza tramite l’uso di gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Nelle città si teme l’esaurimento delle scorte di viveri e beni di prima necessità. 

L’approvazione delle nuove misure per il Kashmir arrivano dopo che, il 2 agosto, le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato contro un pellegrinaggio Hindu nella regione del Kashmir. L’attacco, secondo le autorità, era stato pianificato da alcuni militanti supportati dall’esercito del Pakistan.  Secondo quanto rivelato dall’esercito, il governo di Nuova Delhi aveva ricevuto dall’intelligence del Paese diversi report in cui si evidenziava il rischio di una serie di attacchi presso i sentieri utilizzati da centinaia di pellegrini Hindu che ogni anno si dirigono verso il luogo sacro di Amarnath. Le forze armate avevano, quindi, condotto diverse incursioni, a seguito delle quali hanno recuperato alcuni armamenti che riportavano il marchio di fabbricazione del Pakistan. Tra questi mine, munizioni, esplosivi e armi.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. 

In tale clima di rivalità, l’India ha negli anni accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan da parte sua nega le accuse, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana che lotta per l’autodeterminazione. Tuttavia, tali rassicurazioni non hanno mai dissipato la convinzione dell’India di un sostegno pakistano ai militanti della regione. Da parte sua, il primo ministro di Islamabad, Imran Khan, ha affermato che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”.  

Le relazioni tra India e Pakistan si sono ulteriormente inasprite il 14 febbraio, quando un attentato suicida nella regione del Kashmir ha provocato la morte di 44 indiani. L’attacco era stato rivendicato da un gruppo militante islamista pakistano, il Jaish-e-Mohammad (JeM). Dall’attentato del 14 febbraio, Il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo e i vettori stranieri che partono dal territorio indiano sono stati costretti a fare costose deviazioni. Le relazioni sono rimaste tese fino al 20 giugno, quando il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha riferito al suo omologo pakistano che l’India desidera relazioni pacifiche con il suo vicino, ma ciò richiede “un ambiente di fiducia, privo di terrore, violenza e ostilità”. Poco dopo, il Pakistan ha riaperto il suo spazio aereo all’India.

Inoltre, il 12 maggio 2019, lo Stato Islamico ha rivendicato per la prima volta la creazione di una provincia nell’area settentrionale dell’India, in corrispondenza del Kashmir. L’India non si è unita alla colazione internazionale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq, ma ha riconosciuto pubblicamente la minaccia esercitata dall’organizzazione terroristica a livello globale. Nel 2016, il governo indiano ha reso noto di aver arrestato 68 seguaci dello Stato Islamico. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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