Brexit: il nuovo governo chiede di rinegoziare l’accordo

Pubblicato il 6 agosto 2019 alle 19:30 in Europa UK

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La Gran Bretagna è “pronta e disposta” a contemplare un’intesa per uscire dall’Unione Europea se Bruxelles accettasse di rinegoziare l’accordo.

Il nuovo primo ministro inglese, Boris Johnson, ha chiesto che l’Europa mostri la volontà di modificare l’accordo concordato con il suo predecessore, Theresa May, prima che i negoziati possano riprendere. Una fonte interna al governo, citata dall’agenzia di stampa Reuters, ha affermato che il Regno Unito non vuole una Brexit senza intesa, ma l’UE deve comprendere che Johnson non può sostenere l’accordo che è già stato respinto dal parlamento britannico 3 volte, portando alle dimissioni della May.

“Vogliamo un’intesa. È triste che non vogliano negoziare con noi “, ha riferito la fonte, che ha preferito rimanere anonima. “Il fatto che l’accordo di uscita sia stato respinto a grandi margini dalla Camera dei Comuni in 3 occasioni significa che, se ci sarà una soluzione, l’UE deve essere pronta a rinegoziare. Noi siamo pronti e disposti a farlo”, ha aggiunto. Tuttavia, il 1° agosto, la Gran Bretagna ha confermato i preparativi in caso di uscita dall’Unione Europea senza accordo. Londra prevede di spendere 2,1 miliardi di sterline per accumulare medicine, assumere più funzionari di frontiera e finanziare una delle più grandi campagne pubblicitarie in tempo di pace.

Il governo ha stanziato in totale 6,3 miliardi di sterline per prepararsi a tale evento, poiché Johnson, ha dichiarato che l’uscita dall’Unione Europea avverrà, anche senza accordo, entro il 31 ottobre, data limite posta da Bruxelles. Il nuovo ministro delle Finanze, Sajid Javid, ha annunciato le nuove spese in vista di tale evento e ha affermato che è prevista l’assunzione di più personale statale per far fronte a un aumento delle domande di passaporto e per migliorare le infrastrutture portuali inglesi.

“Mancano 92 giorni all’uscita del Regno Unito dell’Unione europea, è fondamentale intensificare la nostra pianificazione per assicurarci di essere pronti”, aveva affermato Javid. “Vogliamo ottenere un buon accordo, ma se non ci riusciamo, dovremo uscire senza”, aveva aggiunto. Molti investitori affermano che tale ipotesi minerebbe fortemente l’economia mondiale, spingendo la Gran Bretagna verso una recessione, facendo crollare i mercati finanziari e indebolendo la posizione di Londra come il principale centro finanziario internazionale. I sostenitori della Brexit, invece, affermano che ci saranno alcune difficoltà a breve termine, ma che nel lungo periodo il Regno Unito trarrebbe solo vantaggi da un’uscita dall’Unione Europea.

Il Ministero delle Finanze aveva poi affermato che le nuove spese “turbo-caricheranno” i preparativi per un’uscita senza accordo e che le autorità monetarie provvederanno ad un immediato aumento di liquidità per un valore di 1,1 miliardi di sterline. Un ulteriore miliardo verrà stanziato per i dipartimenti governativi e le amministrazioni decentrate in Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Il Ministero ha poi aggiunto che, tra le altre iniziative, saranno spesi 434 milioni di sterline per garantire che forniture vitali di medicinali e prodotti medici possano essere portati nel Paese, garantendosi una capacità di trasporto aggiuntiva, deposito e stoccaggio. Inoltre, per preparare persone e aziende a una Brexit senza accordi, verranno spesi 138 milioni di sterline in una delle più grandi campagne pubblicitarie mai portate avanti in tempo di pace. Un totale di 344 milioni di sterline sarà speso per le nuove operazioni doganali e di frontiera, inclusa l’assunzione di altri 500 agenti delle forze di frontiera e un maggiore sostegno agli agenti doganali per fornire supporto alle aziende inglesi. 

A 91 giorni dalla prevista uscita della Gran Bretagna dall’Unione, tuttavia, le questioni aperte rimangono numerose. La questione relativa al confine tra Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito, e la Repubblica dell’Irlanda è tra i temi caldi che riguardano i negoziati con l’UE. Una possibile soluzione che si era prospettata è quella del “backstop”, termine che indica la definizione di un confine non rigido che permetterebbe all’Irlanda del Nord di rimanere nel Mercato Comune Europeo e nell’Unione Doganale, senza che  vengano ripristinati i controlli alla frontiera con l’Irlanda. Tuttavia, Johnson non vede con favore tale soluzione e ha insistito per la non implementazione del backstop. A seguito di tale dichiarazione, la sterlina ha subito una grave perdita sui mercati finanziari.  

L’Unione Europea crede che una “no-deal” Brexit sarebbe una tragedia per entrambe le parti, ma insiste che non negozierà un accordo di recesso che non includa i suoi punti chiave. “Non vediamo l’ora di lavorare in modo costruttivo con il premier Johnson per facilitare la ratifica dell’accordo di uscita e realizzare una Brexit ordinata”, ha twittato il negoziatore del blocco, Michel Barnier. I conservatori di Johnson non possiedono la maggioranza in Parlamento e hanno bisogno del sostegno di 10 legislatori del Partito Democratico Unionista dell’Irlanda del Nord, sostenitore della Brexit, per governare. Anche in questo caso, tuttavia, la maggioranza è sottilissima e alcuni parlamentari hanno minacciato di far cadere l’esecutivo, un passo che potrebbe approfondire la crisi politica nel Regno Unito e portare a nuove elezioni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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