Tenerife: migranti in fuga dal Centro di internamento per stranieri

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 9:21 in Immigrazione Spagna

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Quattordici immigrati fuggiti lo scorso sabato 3 agosto dal Centro di internamento per stranieri (CIE) di Hoya Fría, a Tenerife, sono ancora introvabili e sono ricercati dalle forze di sicurezza nazionali e dalla polizia locale delle Isole Canarie.

Ventiquattro immigrati del Centro di internamento per stranieri di Hoya Fría alle porte della capitale dell’isola, Santa Cruz de Tenerife, sono fuggiti dal complesso dopo quella che fonti della polizia consultate da Televisión Canaria hanno definito “una sommossa” La fuga si è verificata intorno alle nove di mattina sabato 3 agosto, spiegano le autorità locali.

La sera dello stesso sabato, alle 20, c’erano ancora 14 persone che non si riuscivano a localizzare. Gli altri dieci erano già stati rintracciati dalle forze di sicurezza e ricondotti al CIE, secondo quanto riferito dalla polizia nazionale, che ha chiesto la collaborazione della polizia locale di Santa Cruz de Tenerife e di San Cristóbal de La Laguna per cooperare nelle ricerche delle persone fuggite.

Successivamente, fonti della delegazione del governo (corrispondente grosso modo alla prefettura italiana) nelle Isole Canarie hanno riferito all’agenzia di stampa EFE che l’evento non può essere descritto come “una rivolta”, ma semmai “un incidente” e hanno specificato che non vi è motivo di allarme per la popolazione. I migranti fuggiti, secondo la delegazione del governo, non sono pericolosi.

Il centro di Hoya Fría è l’unico CIE che rimane aperto in tutte le Isole Canarie e riceve tutti i migranti senza documenti che sbarcano nell’arcipelago. L’aumento del flusso migratorio verso la Spagna, registrato da giugno del 2018, riguarda per lo più le città autonome di Ceuta e Melilla e il sud della penisola, Andalusia in particolare, ma non le Canarie, le cui cifre sono costanti negli ultimi anni. Dopo la crisi migratoria che coinvolse le isole tra il 2004 e il 2005, il governo spagnolo, allora presieduto dal socialista José Luis Rodríguez Zapatero, e il governo locale del regionalista Adán Martín Menis concordarono una serie di misure volte a contrastare gli sbarchi alle Canarie, che si trovano a poche miglia nautiche dalla costa marocchina. La revisione della dura politica migratoria di Zapatero applicata dall’attuale premier Pedro Sánchez ha riguardato Ceuta e Melilla, dov’è stata rimossa parte del filo spinato con lame taglienti, e l’accoglienza di migranti recuperati nel Mediterraneo, ma non le Isole Canarie.

Nelle dichiarazioni a Radio Canarias nell’agosto 2018, il portavoce della sezione di Tenerife della Confederazione spagnola di polizia (CEP), José Luis Gallardo, aveva tuttavia criticato “la mancanza di unità per garantire la sicurezza” del CIE di Tenerife.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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