Sciopero generale a Hong Kong: città paralizzata

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 10:09 in Asia Hong Kong

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I manifestanti di Hong Kong hanno lanciato uno sciopero generale che ha paralizzato buona parte della città. Intanto, la governatrice Carrie Lam ha avvertito che le manifestazioni si stanno avviando per una “strada pericolosa”. 

Almeno 8 linee ferroviarie, compresa quella che raggiunge l’aeroporto, sono state chiuse del tutto o in parte. Diversi manifestanti sono stati visti bloccare gli ingressi ai treni. In alcune occasioni, si sono verificati scontri tra pendolari e partecipanti alle proteste. Si stima che 200 voli siano stati cancellati nella giornata di lunedì 5 agosto e solo una delle due piste dell’aeroporto principale della città è operativa. In0ltre, alcuni manifestanti hanno tentato di bloccare il traffico automobilistico, causando una breve congestione prima che le autorità arrivassero a liberare le strade. 

Secondo quanto riferisce Al-Jazeera English  almeno 14.000 lavoratori, provenienti da oltre 20 settori, si sono impegnati nello sciopero del 5 agosto. Stando agli organizzatori, molti di questi nascondono la propria identità dietro maschere per paura di subire ritorsioni. Il governo locale, da parte sua, condanna fortemente tali eventi. In una conferenza stampa, tenutasi la mattina di lunedì 5 agosto, Carrie Lam ha dichiarato che le proteste “sfidano” il Paese “e minacciano la prosperità e la stabilità di Hong Kong”. “Il governo sarà risoluto nel mantenere la legge e l’ordine di Hong Kong e nel ripristinare la fiducia”, ha continuato Lam. 

Le proteste sono iniziate il 31 marzo, a seguito della presentazione, da parte del governo di Carrie Lam, di un disegno di legge che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Questi disordini hanno messo sotto pressione il governo, che ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze di polizia, che sono state spesso accusate di utilizzare eccessivamente la forza.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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