Nigeria: arrestato l’ex candidato presidente

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 15:39 in Africa Nigeria

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Il candidato alle elezioni presidenziali nigeriane del 2019, Omowole Sowore, è stato arrestato dagli agenti del Dipartimento dei Servizi di Stato (DSS).

Sowore è stato prelevato nel suo appartamento nelle prime ore del 4 agosto. I media locali riferiscono che il suo arresto possa essere collegato ai piani di mobilitazione che l’ex candidato stava portando avanti in Lagos e in altre parti del Paese. Le future manifestazioni erano state denominate “Days of Rage”, nel quadro della protesta nota come “RevolutionNow”, che era prevista per il 5 agosto.

La polizia nigeriana ha avvertito la popolazione di stare alla larga dalle manifestazioni di questo tipo, sostenendo che partecipare a tali eventi equivalga a commettere un atto di terrorismo. Il partito di Sowore, l’African Action Congress (AAC), aveva annunciato l’inizio delle proteste, sottolineando che queste avrebbero riunito tutte le persone che vorrebbero una Nigeria migliore.

La Commissione elettorale nigeriana aveva dichiarato, mercoledì 27 febbraio, che il presidente uscente Muhammadu Buhari aveva vinto nuovamente le elezioni. Secondo quanto affermato dal presidente della Commissione, Mahmood Yakubu, Buhari, 76 anni, ha ottenuto il 56% dei voti alle elezioni del 23 febbraio, pari a circa 15,2 milioni di individui che si sono espressi a favore della sua permanenza. Leader del partito di governo, il cosiddetto All Progressive Congress,  Buhari si era insediato per la prima volta il 29 maggio 2015 e ha riottenuto l’incarico di presidente con la promessa di combattere la corruzione e rinnovare la rete ferroviaria.

Le elezioni sono state segnate da scontri e presunti attacchi estremisti in molte parti del Paese. Almeno 47 persone erano state uccise da sabato 23 febbraio secondo l’organizzazione di monitoraggio Situation Room, che collega vari gruppi della società civile. Più di 260 persone sono state le vittime dall’inizio della campagna elettorale, nell’ottobre 2018. Circa due ore prima dell’apertura dei seggi, erano stati registrati sospetti attacchi islamisti nel villaggio di Geidam, nello stato nigeriano nord-orientale di Yobe, i quali causarono la fuga di numerosi residenti locali. Parallelamente, esplosioni e spari erano stati uditi a Maiduguri, capitale dello stato del Borno.

Il gruppo militante islamico Boko Haram e la sua diramazione, l’Islamic State West Africa Province (ISWAP), hanno precedentemente condotto vari raid mortali nella regione. Boko Haram aveva inoltre messo in guardia i cittadini, minacciando ripercussioni violente se fossero andati a votare.Nella giornata di venerdì 22 febbraio, oltre mille soldati erano stati dispiegati dal vicino Ciad, oltre la frontiera nigeriana, nel tentativo di scongiurare attacchi islamisti durante le elezioni.

L’attuale presidente aveva sempre promesso di portare avanti la lotta contro i militanti di Boko Haram, i quali dal 2009 hanno causato la morte di oltre 20.000 persone soltanto in territorio nigeriano, costringendo quasi 3 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Il 25 dicembre 2016, Buhari aveva riferito che l’esercito nazionale aveva preso il controllo dell’ultima base di Boko Haram, nel nord-est dello stato del Borno.

Il primo gennaio 2017, tuttavia, il gruppo terroristico aveva smentito la sconfitta attraverso la pubblicazione di un video e, da allora, si sono verificati sistematicamente attacchi che hanno messo a dura prova la sicurezza del Paese, soprattutto nelle aree più remote. All’inizio del 2018, Buhari aveva ribadito che, secondo la sua amministrazione, il gruppo terroristico Boko Haram era stato sconfitto; tuttavia, gli attacchi continuano e, ad avviso di numerosi esperti, la minaccia jihadista in Nigeria starebbe aumentando.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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