Libia: ancora droni da parte di Haftar, almeno 40 morti

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 18:13 in Africa Libia

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Un attacco aereo condotto dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, ha ucciso, domenica 4 agosto, almeno 40 persone, nel Sud del Paese.

In particolare, gli aerei dell’LNA hanno colpito una cerimonia di matrimonio nella città libica di Murzuq, situata nella regione di Fezzan, nel Sud-Ovest del Paese. Oltre ad uccidere almeno 40 persone, tutte civili, ne sono state ferite altre 40.

Secondo quanto riferito da un membro della Camera dei Rappresentanti del governo tripolino, Rahma Abu Bakr, sono stati 4 i raid aerei lanciati dall’esercito di Haftar. Il rappresentante libico ha dato la responsabilità di tale offensiva alla missione delle Nazioni Unite in Libia. Abu Bakr ha affermato che Haftar, con il colpo contro la città di Murzuq, ha dimostrato la propria determinazione ed il proprio rifiuto di un regime militare.

A detta di fonti locali, la situazione nella città è tragica. Inoltre, un membro del consiglio comunale ha dichiarato che il numero delle vittime è pari a 41 morti e 60 feriti. Tuttavia, non si tratta del primo attentato in quanto anche precedentemente raid aerei si sono abbattuti contro alcune strutture civili di Murzuq.

Nella stessa serata del 4 agosto, l’aeroporto internazionale di Mitiga, sulla propria pagina Facebook, ha annunciato che un aereo civile è riuscito a far fronte ad un attacco sferrato dalle forze di Haftar. Si trattava dell’aereo Al-Buraq, appartenente alle forze dell’aeronautica libiche, e diretto verso l’aeroporto di Cartagine, in Tunisia.

L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, ha condannato i ripetuti attacchi contro l’aeroporto di Mitiga, mettendo in guardia i civili di passaggio. A detta dell’inviato, tali attentati hanno costretto più di 250 pellegrini a cercare soluzioni alternative dopo i bombardamenti contro l’area adiacente alla pista utilizzata da aerei commerciali.

Lo stesso inviato, lo scorso 29 luglio, ha proposto un nuovo piano che comprende diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico. In un discorso tenutosi durante un briefing, dinanzi al Consiglio di Sicurezza, Salame ha innanzitutto richiesto una tregua a partire dal prossimo 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. L’inviato ha poi invitato allo scambio dei prigionieri ed il rilascio di alcuni detenuti ed ha esortato a organizzare un meeting a livello internazionale ed una conferenza inclusiva nazionale.

Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, e quello egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, si sono posti a favore di una tregua e, lo scorso 4 agosto hanno parlato di un cessate il fuoco “molto vicino”. Le due parti hanno altresì invitato Haftar e la propria controparte, il governo tripolino, a dialogare.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile. Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dal mese di aprile scorso.

Salame ha posto in luce come il perdurante conflitto in Libia abbia causato circa 1.100 morti, tra cui 106 civili, in particolare dall’inizio dell’offensiva di Haftar contro Tripoli.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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