Israele produrrà il carro armato del futuro

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 16:01 in Israele Medio Oriente

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Israele ha svelato, il 3 agosto, che sta elaborando nuove tecniche da applicare ai carri armati del proprio esercito per creare quello che è stato definito il “carro armato del futuro“.

Secondo i funzionari che hanno elaborato il progetto, si tratta di un carro armato “unico” nel suo genere, che avrà al suo interno un grande touchscreen, consentirà una vista a 360 gradi e sarà dotato di un sistema di controllo sulla falsariga di quello dei video giochi e dell’Xbox. Il progetto è stato lanciato anche 3 anni fa ed ha l’obiettivo non di creare un nuovo carro armato ex-novo, bensì di sviluppare un sistema operativo e dei sensori che possono essere installati anche in carri armati già esistenti.

Secondo quanto dichiarato, tale carro, in futuro, potrebbe altresì operare senza la presenza di soldati al proprio interno. Il progetto è stato presentato dal Ministero della Difesa israeliano ed è stato chiamato “Carmel”. Tre aziende sono state incaricate di raccogliere idee a riguardo, Aerospace Industries, una compagnia statale israeliana, Rafael Advanced Defence Systems ed Elbit Systems. Queste sono state dapprima invitate a presentare le loro offerte migliori, e successivamente sono stati esposti i loro progetti in un incontro in una base militare nel Nord del Paese, tutti andati a buon fine. Chi verrà selezionato dovrà costruire i dispositivi interni al carro.

Sino ad ora, le tre compagnie sono riuscite a ridurre il numero di soldati necessari per far funzionare il carro armato a due, con la possibilità di arrivare ad avere un pilota automatico. Gli obiettivi da colpire verranno determinati grazie a sensori e telecamere, nonché meccanismi di intelligenza artificiale e altri dispositivi e tecniche innovative.

Il 3 agosto il progetto è stato esposto ai rappresentanti delle forze armate statunitensi ma si prevede che in futuro venga presentato anche ad altri Paesi. In tale occasione, il funzionario del ministero della Difesa israeliano, addetto alla ricerca e allo sviluppo militare, Yaniv Rotem, ha dichiarato che si tratta di una rivoluzione basata su tecniche d’avanguardia ed ha poi aggiunto che molti Paesi ed eserciti sono alla ricerca di veicoli blindati per il futuro. Tuttavia, non sono state determinate date e budget specifici per il completamento del progetto.

Secondo un rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma, Israele rappresenta l’ottavo maggiore esportatore di armi. Negli ultimi 5 anni, le esportazioni nel campo della difesa sono state del 50% in più rispetto ai 5 anni precedenti. Inoltre, tra il 2014 ed il 2018, i maggiori acquirenti sono stati India, Azerbaijan, e Vietnam.

Secondo il medesimo rapporto, negli ultimi 5 la spesa nel campo della difesa è aumentata dell’87% in Medio Oriente, contribuendo ad un aumento dell’8% della spesa a livello globale. I Paesi principali sono l’Arabia Saudita, con il 12% della percentuale di acquisto globale, l’India, con il 9.5% e l’Egitto, con il 5.1%.

In tale quadro, lo scorso 28 luglio, è stato annunciato che lo scudo anti-missili balistici israeliano Arrow-3, sostenuto da Washington, ha superato con successo una serie di test di intercettazione in Alaska. Si tratta di un sistema di difesa missilistico avanzato, di manifattura statunitense, in grado di intercettare razzi a lungo raggio fuori dall’atmosfera terrestre. Il sistema aveva superato una prima prova nel Mar Mediterraneo nel 2015, ed era giunto nelle mani delle forze israeliane due anni dopo. Il 18 febbraio 2018, Arrow-3 era stato testato con successo dal Paese, ed era pronto per essere testato anche in Alaska nell’estate 2018. Tuttavia, questa ultima serie di test era stata poi rimandata in seguito a difficoltà tecniche.

A marzo 2018, gli Stati Uniti hanno aumentato il budget destinato ai programmi di difesa missilistica israeliani di 148 milioni di dollari, per includere lo sviluppo di Iron Dome e Arrow-3, portando la cifra totale degli aiuti militari destinati al Paese mediorientale a 705 milioni di dollari.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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