India abolisce lo status speciale del Kashmir

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 9:06 in Asia India

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Il governo indiano ha approvato un decreto presidenziale per l’abolizione dello status speciale della contesa regione del Kashmir, per ragioni di sicurezza. 

Il ministro degli Interni indiano, Amit Shah, ha riferito in parlamento lunedì 5 agosto per discutere tale misura, che prevede l’abolizione dell’articolo 370 della costituzione. Questo conferiva un’autonomia speciale alla regione a maggioranza musulmana, proibendo agli indiani di trasferirvisi in maniera definitiva, di acquistare terreni, di lavorare presso il governo locale e di ricevere borse di studio e finanziamenti. Il decreto afferma che la misura è entrata in vigore “immediatamente”.

Tale decisione arriva dopo che l’accesso ad alcune aree del Kashmir indiano era stato bloccato e alcuni politici locali arrestati, il 4 agosto. Per tali operazioni il governo aveva dispiegato numerose truppe. “Secondo l’ordine non ci sarà alcun trasporto pubblico e anche tutte le scuole rimarranno chiuse”, ha dichiarato un rappresentante locale, la sera di domenica 4 agosto. Tali misure arrivano dopo che, il 2 agosto, le forze di sicurezza dell’India avevano rivelato di aver sventato un attentato contro un pellegrinaggio Hindu nella regione del Kashmir. L’attacco, secondo le autorità, era stato pianificato da alcuni militanti supportati dall’esercito del Pakistan. 

Secondo quanto rivelato dalle forze armate indiane, il governo di Nuova Delhi aveva ricevuto dall’intelligence del Paese diversi report in cui si evidenziava il rischio di una serie di attacchi presso i sentieri utilizzati da centinaia di pellegrini Hindu che ogni anno si dirigono verso il luogo sacro di Amarnath. Le forze armate avevano, quindi, condotto diverse incursioni, a seguito delle quali hanno recuperato alcuni armamenti che riportavano il marchio di fabbricazione del Pakistan. Tra questi mine, munizioni, esplosivi e armi.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. 

In tale clima di rivalità, l’India ha negli anni accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan da parte sua nega le accuse, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana che lotta per l’autodeterminazione. Tuttavia, tali rassicurazioni non hanno mai dissipato la convinzione dell’India di un sostegno pakistano ai militanti della regione. Da parte sua, il primo ministro di Islamabad, Imran Khan, ha affermato che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”.  

Le relazioni tra India e Pakistan si sono ulteriormente inasprite il 14 febbraio, quando un attentato suicida nella regione del Kashmir ha provocato la morte di 44 indiani. L’attacco era stato rivendicato da un gruppo militante islamista pakistano, il Jaish-e-Mohammad (JeM). Dall’attentato del 14 febbraio, Il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo e i vettori stranieri che partono dal territorio indiano sono stati costretti a fare costose deviazioni. Le relazioni sono rimaste tese fino al 20 giugno, quando il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha riferito al suo omologo pakistano che l’India desidera relazioni pacifiche con il suo vicino, ma ciò richiede “un ambiente di fiducia, privo di terrore, violenza e ostilità”. Poco dopo, il Pakistan ha riaperto il suo spazio aereo all’India.

Inoltre, il 12 maggio 2019, lo Stato Islamico ha rivendicato per la prima volta la creazione di una provincia nell’area settentrionale dell’India, nella regione contesa del Kashmir. L’India non si è unita alla colazione internazionale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq, ma ha riconosciuto pubblicamente la minaccia esercitata dall’organizzazione terroristica a livello globale. Nel 2016, il governo indiano ha reso noto di aver arrestato 68 seguaci dello Stato Islamico. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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