Egitto: 20 morti in un’esplosione al Cairo

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 14:36 in Africa Egitto

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Un’esplosione verificatasi  nella tarda serata del 4 agosto, al di fuori dell’Istituto Nazionale per il Cancro del Cairo, capitale egiziana, ha causato almeno 19 morti e 30 feriti. L’ultimo bilancio del ministero della Salute ha fatto salire il bilancio a 20 morti e 47 feriti.

Si tratta del più importante ospedale oncologico della capitale, situato nelle vicinanze di piazza Tahrir. La notizia sull’elevato numero di vittime è stata annunciata dal Ministero della Salute che ha, tuttavia, specificato che, sino ad ora, non ci sono prove che definirebbero l’accaduto un attentato. Le autorità egiziane stanno comunque svolgendo indagini sull’ipotesi terrorismo.

Lo scoppio è avvenuto a causa di un’automobile che, contromano e ad alta velocità, si è lanciata contro altre 3 vetture, poste davanti all’edificio. In un primo momento non era chiaro perché la collisione avesse portato ad una così grande esplosione e se le vittime provenissero tutte dalle auto coinvolte nell’incidente.

Il 5 agosto, il ministero dell’Interno egiziano ha dichiarato che la quantità di esplosivi nell’auto fa pensare che questa stesse per compiere un attentato terroristico . Lo stesso ministero ha poi accusato  il “movimento della soluzione”, che, secondo le autorità è legato ai Fratelli Musulmani, di essere tra i responsabili dell’accaduto. E’ stato altresì aggiunto che mesi fa era stato denunciato il furto dell’auto. Dal canto suo, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, si è detto pronto ad affrontare la minaccia del terrorismo. 

Il ministro della Salute egiziano, Hala Zayed, ha affermato che le lesioni causate dall’esplosione vanno da estremamente pericolose a moderate. Inoltre, 54 pazienti sono stati evacuati dal centro oncologico e altri 30 trasferiti in altri ospedali. Un portavoce del Ministero della Salute, Khaled Mujahid, ha aggiunto che vi sono da tre a quattro casi critici, portati in terapia intensiva presso il Nasser Institute Hospital. L’agenzia di stampa egiziana ufficiale ha inoltre riferito che l’esplosione ha causato gravi danni alla parte anteriore dell’Istituto di oncologia e il danno si è esteso ad alcune stanze all’interno dell’Istituto.

Il preside dell’Università del Cairo, Mohamed Othman Al-Khasht, ha dichiarato lo stato di emergenza ed ha invitato lo staff medico a prendersi cura dei pazienti del centro oncologico, oltre ad ordinare la creazione di comitati tecnici e un’unità di crisi, volti ad ispezionare le strutture dell’Istituto.

Secondo quando dichiarato, gli incidenti stradali sono comuni in Egitto. Stando a cifre statistiche ufficiali, nel 2018, si sono verificati 8.000 incidenti che hanno causato più di 3.000 morti e 12.000 feriti.

L’Egitto, ed in particolare la regione del Sinai del Nord, non sono, però, esenti dalla minaccia terroristica. Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano ha descritto il 2018 un anno in cui l’Egitto è stato vittima di numerosi attacchi terroristici. I fautori sono principalmente affiliati dell’ISIS, tra cui ISIS-Sinai Province (ISIS-SP) e un gruppo distinto che si autodefiniva Stato Islamico (IS Egitto), oltre a gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra. Il peggior attacco terroristico nella storia dell’Egitto ha avuto luogo il 24 novembre 2017 in una moschea Sufi nel Nord Sinai ed ha causato la morte di oltre 312 civili.

Il Sinai del Nord, l’area della penisola situata nell’Egitto Nord-orientale e zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro da anni di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

Tuttavia, sebbene l’esercito egiziano non sia riuscito a frenare l’ondata di attacchi che hanno colpito sia le forze militari sia la polizia egiziana, la sua presenza nella regione ha portato ad un maggiore controllo dell’area, con la conseguente riduzione del numero di attacchi. Le iniziative promosse dal governo egiziano hanno altresì permesso di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

Non da ultimo, di fronte ad una serie di attacchi di vario tipo, il 25 luglio scorso è stato emesso, nella regione, sia il coprifuoco sia uno stato di emergenza della durata di 3 mesi.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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