Australia: non ospiteremo ulteriori missili USA

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 16:52 in Australia USA e Canada

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Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha dichiarato che l’Australia non accoglierà i missili statunitensi a raggio medio, dopo che Washington aveva rivelato l’intenzione di rafforzare i propri armamenti nella regione del Pacifico.

I funzionari di entrambi i governi hanno tenuto colloqui a Sydney tra il 3 e il 4 agosto. Questi si sono conclusi con una dichiarazione congiunta in cui i due alleati si sono impegnati a rafforzare l’opposizione alle attività cinesi nella regione, poiché entrambe le parti sono sempre più preoccupate dell’influenza della Cina. Durante i colloqui, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha parlato dell’intenzione di schierare missili USA nell’area nei prossimi mesi. Da parte sua, Morrison ha negato che fosse stata fatta qualsiasi richiesta perchè sia proprio l’Australia a ospitare tali armamenti e ha dichiarato che Sidney declinerebbe l’offerta, se questa venisse fatta in futuro. “Non ci è stato chiesto, non è stato considerato”, ha affermato Morrison ai giornalisti a Brisbane, la capitale dello stato del Queensland.

Tale mossa sarebbe giustificata da un recente aumento delle tensioni tra Washington e Pechino, sia sul commercio globale sia sui diritti di navigazione nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan. La crisi ha messo l’Australia in una posizione imbarazzante, poiché gli Stati Uniti sono il suo più grande alleato, ma la Cina rimane il suo maggiore mercato per le esportazioni. In tale contesto, gli Stati Uniti stanno pianificando la costruzione di un’infrastruttura militare aggiuntiva in Australia, dopo che il Congresso avrà approvato lo sblocco di 211.5 milioni di dollari per la Marina Militare. Il progetto rischia di peggiorare ulteriormente i rapporti con la Cina. La notizia era stata riferita il 30 luglio dal Ministero degli Esteri australiano, Marise Payne. 

Le relazioni diplomatiche tra Pechino e Washington sono diventate più tese a causa della guerra commerciale tra i due Paesi, ma anche del sostegno degli Stati Uniti a Taiwan. Gli USA sono presenti nel Mar Cinese Meridionale per sfidare l’egemonia di Pechino sull’area, con pattuglie statunitensi che transitano per tale zona, per sottolineare la libertà di navigazione. Il Mar Cinese Meridionale è una regione fortemente contesa tra gli Stati del Sud est asiatico. La Cina frequentemente ammonisce gli Stati Uniti e i loro alleati per le operazioni navali che svolgono vicino alle isole occupate dalla flotta di Pechino. Washington ha espresso preoccupazione per il comportamento della Cina, considerato alla stregua di una “militarizzazione del Mar Cinese Meridionale” e ha sottolineato che la potenza asiatica sta costruendo installazioni militari su isole artificiali e barriere coralline.

Pechino difende le sue costruzioni perché necessarie per l’autodifesa, affermando che sono gli Stati Uniti ad aumentare le tensioni nella regione, inviando navi da guerra e aerei militari vicino alle isole rivendicate dalla Cina. Gli Stati Uniti non intrattengono relazioni formali con la repubblica di Taiwan, tuttavia, secondo l’Accordo sulle relazioni tra i due Paesi, siglato nel 1979, Washington ha il dovere e l’obbligo di aiutare l’isola nella salvaguardia delle proprie capacità di autodifesa. Per tale ragione, gli USA risultano il principale fornitore di armi di Taiwan. Da quando il presidente americano, Donald Trump, è entrato nella Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno conducendo una politica più aggressiva, mandando frequenti pattuglie militari nelle acque contese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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